Quartetto “In Corda” dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

- 18 Gennaio 2026
P.za del Quirinale, 00187 Roma RM, Italia
L’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai ha dato vita al suo interno a più di trenta formazioni da camera di varie dimensioni. Queste hanno lo scopo sia di differenziare l’impegno e l’esperienza dei musicisti, aprendoli verso un tipo diverso di repertorio, sia di sviluppare la loro intesa, l’autonomia e il gusto del suonare assieme.
A partire dalla stagione 2015-2016 le formazioni cameristiche dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai prendono regolarmente parte ai Concerti del Quirinale, affrontando sia il grande repertorio classico sia opere che più raramente trovano spazio nella programmazione delle istituzioni musicali italiane, in un lavoro ora di valorizzazione e ora di vera e propria riscoperta.
Quando si parla di Scuola Napoletana ci si riferisce abitualmente a uno stile, a un gusto: per esempio alla cantabilità delle melodie o a un’espressività che sfocia spesso nel sentimentale. In quell’epoca d’oro, compresa fra il Sei e il Settecento, però, Napoli e la sua Scuola sono state più di un fenomeno squisitamente linguistico.
Quello che venne creato allora fu un vero ecosistema artistico e formativo che ha di fatto modellato la musica europea, traghettandola dall’antico al moderno. Dall’opera all’oratorio, dalla cantata sacra alla musica strumentale, non c’è stato ambito nel quale Napoli non abbia creato forme e dato un’impronta a tutto il Barocco.
I Conservatori napoletani, nati come ricoveri per orfani e bambini poveri, divennero istituzioni d’eccellenza nelle quali si formavano musicisti non solo per la città, ma per i teatri e le corti di tutta Europa. Essere passati per Napoli, aver avuto almeno una parte della formazione o della carriera in quella città, voleva dire allora possedere una chiave per accedere a posizioni di prestigio ovunque.
Nel campo della musica strumentale cameristica, la presenza del flauto ha un ruolo discreto ma significativo. Rispetto al nord Europa, dove era più diffuso il flauto dolce (dritto), a Napoli era maggiormente in uso il traversiere.
Rispetto al virtuosismo acrobatico e ornamentale, si preferiva una scrittura fluida e cantabile, spesso vicina al trattamento della voce umana. Un’espressività galante ed elegante si associa a una ricerca di equilibrio che — autore dopo autore e fino all’esempio cronologicamente più avanzato, quello di Saverio Mercadante — appare evidente sia nei brani in cui il flauto dialoga con gli archi, sia in quelli per soli strumenti ad arco.
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