Gennaro Spinelli, violino Pino Petruzzelli, voce

- 25 Gennaio 2026
P.za del Quirinale, 00187 Roma RM, Italia
Pino Petruzzelli
Pino Petruzzelli è drammaturgo, regista e attore del Teatro Nazionale di Genova, del Teatro dell’Opera Carlo Felice di Genova e del Teatro Ipotesi di Genova, quest’ultimo da lui fondato insieme a Paola Piacentini. Suoi spettacoli sono stati prodotti dal Teatro Nazionale di Genova, dal Teatro della Tosse, Mittelfest, Torino Spiritualità, e sono trasmessi da Rai3, Radio Rai e Canale 5.
La costruzione dei suoi lavori passa spesso attraverso lunghi periodi di ricerca sul campo, com’è accaduto nei sei anni nei quali ha girato l’Europa per conoscere la cultura del popolo Rom. Ha collaborato con Predrag Matvejević, Vito Mancuso, Pino Cacucci e Massimo Calandrei. È docente di scrittura scenica all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” di Roma.
È direttore artistico della Casa del Pensiero e del progetto Liguria delle Arti. Fra i suoi libri Non chiamarmi zingaro (2008), Gli ultimi (2011), Io sono il mio lavoro (2018), L’ultima notte di Dietrich Bonhoeffer (2022) e Terra, guerra, radici. Il mio cammino sulle orme di Mario Rigoni Stern (2023). Pino Petruzzelli collabora con le testate «Il Secolo XIX» e «Il Fatto Quotidiano».
Gennaro Spinelli
Violinista di etnia Rom, Gennaro Spinelli ha conseguito la laurea in violino presso il Conservatorio di Pescara e ha proseguito il suo percorso di formazione musicale attraverso una Masterclass di Violino a Parigi. In seguito ha iniziato un’attività concertistica che l’ha portato a esibirsi in Europa e fuori d’Europa, in più di 30 Paesi.
In Italia si è esibito in prestigiosi teatri, dal San Carlo di Napoli alla Scala di Milano. Ha suonato per Papa Benedetto XVI, per Papa Francesco e Papa Leone XIV. Gennaro Spinelli è inoltre presidente nazionale di Ucri (Unione Comunità Romanès Italia) e nel 2018 è stato nominato ambasciatore per l’arte e la cultura romaní nel mondo dall’International Romaní Union.
Nel 2022 ha pubblicato il libro Rom e Sinti. Dieci cose che dovreste sapere.
L’Olocausto dimenticato
L’Olocausto dimenticato è dedicato al genocidio dei popoli rom e sinti durante il nazismo. Le parole con cui i discendenti di quelle popolazioni si tramandano la memoria di quella tragedia sono Porrajmos (in lingua romanì “divoramento”) e Samudaripé (“sterminio”).
I luoghi nei quali questa storia ha avuto luogo sono gli stessi che abbiamo imparato a riconoscere: Auschwitz-Birkenau, dove fu istituito un campo speciale per le famiglie di quelle origini (Zigeunerfamilienlager), Sachsenhausen, Dachau, Buchenwald, Mauthausen. Non conosciamo però i numeri dell’eccidio, dato che la deportazione di massa avvenne senza supporto di documentazione e che moltissimi furono uccisi già durante i rastrellamenti.
Le stime fornite da studiosi quali Ian Hancock, direttore del programma di studi rom presso l’Università del Texas ad Austin, e Sybil Milton, storico dell’Holocaust Memorial Museum con sede a Washington DC, suggeriscono una cifra che oscilla tra le 500.000 e il milione e mezzo di vittime.
All’origine di questo genocidio vi fu un pregiudizio razziale radicale che, nella Germania del Terzo Reich, andava dall’idea che quei popoli rappresentassero «un miscuglio pericoloso di razze deteriorate», come affermò il direttore del Centro di Ricerche per l’Igiene e la Razza Robert Ritter, fino alla convinzione che nel loro sangue fosse presente un gene raro e maligno, quello dell’istinto per il nomadismo, il Wandertrieb, come sostenne la giovane dottoressa Eva Justin in una celebre tesi di laurea.
Pino Petruzzelli e Gennaro Spinelli ci propongono un percorso di parole e suoni alla scoperta di una pagina di storia ancora ai limiti della memoria collettiva: un genocidio dimenticato.
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