Chiostro Lateranense

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Roma è anche ricca di tesori più o meno nascosti. A volte, affacciandosi in qualche angolo poco percorso dai tradizionali flussi turistici, si riescono a scoprire invece autentici angoli di bellezza e pace. Uno di questi si può trovare in una zona estremamente trafficata come piazza San Giovanni; infatti in un cortile silenzioso, si può visitare il Chiostro della basilica in Laterano, considerato un “angolo di grazia medievale”, uno dei più alti capolavori dell’architettura cosmatesca, opera dei Vassalletto.
Pietro Vassalletto, della celebre famiglia di marmorari romani, iniziò a lavorare alla costruzione del chiostro sul finire del pontificato di Innocenzo III, proseguì durante quello di Onorio III ed il figlio Nicola la condusse a termine durante il pontificato di Gregorio IX (1227-1241), come risulta dall’iscrizione sul fregio del porticato: Nobilis et doctus hac / Vassaletus in arte / cum patre caepit opus/ quod solus perficit ipse.
E’ il più grande chiostro di Roma: è a pianta quadrata e ogni lato misura oltre 36 metri, con piccole arcate che poggiano su colonnine binate, interrotte ad intervalli di cinque, da piccoli pilastri che dividono le gallerie in campate. Un elemento peculiare del chiostro lateranense è stata la scelta di non utilizzare frammenti di monumenti antichi, ma i Vassalletto crearono direttamente ex novo, pur ispirandosi all’architettura classica, tutti gli elementi necessari (colonnine, capitelli, cornici, tarsie), dando al chiostro un effetto estetico complessivo di grande ordine e razionalità. Rispetto ad altri chiostri medievali, qui viene dato un larghissimo spazio alle decorazioni che, fuse sapientemente con le parti architettoniche, fanno di questo monumento un’opera esemplare di eleganza e semplicità.
Le colonnine sono di varia forma: lisce, a spirale, intrecciate o intarsiate di lucenti mosaici cosmateschi che sembrano ingabbiare le quattro braccia del portico facendo filtrare delicatamente la luce e dando un senso di armonia e di pace a tutto il complesso. Le volte del quadriportico sono sorrette da colonne antiche con capitelli ionici addossate verso l’interno a pilastri, che sostengono il loggiato superiore ad arcate. Anche i capitelli sono differenti tra loro: sono per lo più a foglie intarsiate, ma anche con figure di personaggi e di animali reali o fantastici. L’elemento più prezioso del chiostro è la ricca trabeazione esterna, impostata su più livelli: il primo è costituito dai pennacchi che raccordano tra loro le arcate, ognuno arricchito da bassorilievi che raffigurano alternatamente motivi vegetali, zoomorfi o maschere umane di diversa foggia; appena sopra corre la prima fascia mosaicata, compresa tra due semplici cornici marmoree modanate, che propone un classico ed elegante motivo cosmatesco, alternante regolari motivi geometrici resi con un accostamento di tessere nere, rosse e in oro.
Motivi ornamentali caratterizzano anche la parte frontale degli archetti, dove tra una ghiera e l’altra accanto a semplici figure vegetali, si trova un “Adamo ed Eva accanto all’albero del bene e del male” ed un ricco repertorio di figure, sicuramente influenzato dalle tradizioni araba, egizia, romana e dai bestiari medievali. Sopra le arcate si sviluppa un ricco fregio in cui si alternano tondi e quadrati di porfido e serpentino, incorniciati da tarsie policrome in cui i colori dominanti sono il rosso, il bianco, l’oro e l’azzurro scuro, mentre i disegni, rigorosamente geometrici, raffigurano per lo più poligoni e stelle. Il mosaico riveste anche la cornice di coronamento, sorretta da mensole di marmo, con una decorazione costituita da steli con foglie, arrotolati a spirale, interrotta da mascheroni e teste leonine.

Il cortile interno è tenuto a giardino: ai lati dei passaggi che vi danno accesso sono sistemate sfingi e leoni che costituiscono da basamento alle colonne; la vera di pozzo (in passato detto Pozzo della Samaritana) al centro del giardino risale al IX secolo. Tra le opere presenti sotto i portici del Chiostro si possono citare la copia della bolla di Gregorio XI (emanata dalla residenza pontificia di Avignone il 23 gennaio 1372) sul primato dell’Arcibasilica, il monumento sepolcrale di Arnolfo di Cambio destinato al cardinale Riccardo degli Annibaldi; un trono pontificio, opera cosmatesca situata nell’abside della basilica al tempo del Papa Nicolò IV (1288‐1292); frammenti cosmateschi appartenenti all’Altare della Maddalena, un tempo situato nella basilica lateranense.ù

Tra il XVI e il XIX secolo furono trasportati nel chiostro vari resti di monumenti demoliti nell’interno della basilica medievale di S. Giovanni in Laterano, unitamente ad iscrizioni, rilievi e parti di opere di epoca romana, rinvenute nell’area del Laterano. L’elemento più prezioso del chiostro è la ricca trabeazione esterna, arricchita da bassorilievi che raffigurano alternatamente motivi vegetali, zoomorfi o maschere umane di diversa foggia; appena sopra corre la prima fascia mosaicata, compresa tra due cornici marmoree modanate, che propone un classico ed elegante motivo cosmatesco, alternante regolari motivi geometrici resi con un accostamento di tessere nere, rosse e in oro. Motivi ornamentali caratterizzano anche la parte frontale degli archetti, dove tra una ghiera e l’altra accanto a semplici figure vegetali, si trova un ricco repertorio di figure, sicuramente influenzato dalle tradizioni araba, egizia, romana e dai bestiari medievali. Sopra le arcate si sviluppa un ricco fregio in cui si alternano tondi e quadrati di porfido e serpentino, incorniciati da tarsie policrome in cui i colori dominanti sono il rosso, il bianco, l’oro e l’azzurro scuro, mentre i disegni geometrici, raffigurano per lo più poligoni e stelle. Il mosaico riveste anche la cornice di coronamento, sorretta da mensole di marmo, con una decorazione costituita da steli con foglie, arrotolati a spirale, interrotta da mascheroni e teste leonine.

Tra le opere presenti sotto i portici del Chiostro si possono citare la copia della bolla di Gregorio XI (emanata dalla residenza pontificia di Avignone il 23 gennaio 1372) sul primato dell’Arcibasilica, il monumento sepolcrale di Arnolfo di Cambio destinato al cardinale Riccardo degli Annibaldi; un trono pontificio, opera cosmatesca situata nell’abside della basilica al tempo del Papa Nicolò IV (1288-1292); frammenti cosmateschi appartenenti all’Altare della Maddalena, un tempo situato nella basilica lateranense. Tra il XVI e il XIX secolo furono trasportati nel chiostro vari resti di monumenti demoliti nell’interno della basilica medievale di S. Giovanni in Laterano, unitamente ad iscrizioni, rilievi e parti di opere di epoca romana, rinvenute nell’area del Laterano. L’attuale riordinamento dei reperti risale al 1970.

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