VILLA BORGHESE

Scopri le bellezze artistiche e architettoniche della Villa più bella di Roma.

Dove si trova: Municipio II, quartiere Pinciano
Epoca: XVII – XX secolo
Estensione: 80 ettari
Ingressi: Via Aldrovandi, Via Raimondi (2 ingressi), Via Pinciana (2 ingressi), Piazzale San Paolo del Brasile, Piazzale Flaminio, Piazzale Cervantes, Piazzale Pablo Picasso (via di Valle Giulia)

Il nome della villa deriva dalla prima residenza del Cardinal Scipione Borghese, il “Casino Nobile”, fatto edificare all’inizio del Seicento su progetto di Flaminio Ponzio e di Giovanni Vasanzio e trasformato nel Novecento in museo, una delle più prestigiose raccolte di opere d’arte dal XVI al XVIII secolo, con capolavori di artisti quali Raffaello, Tiziano, Caravaggio, Bernini e Canova.

Villa Borghese ospita numerosi edifici storici coevi, quali il Casino del Graziano, il Casino Giustiniani, l’Uccelliera e la Meridiana con i meravigliosi giardini segreti, ripristinati secondo l’originario assetto seicentesco; accoglie numerosi edifici neoclassici e ottocenteschi quali il Casino dell’Orologio, la Fortezzuola, l’ampio Giardino del Lago, ridisegnato e realizzato nel 1786 da Antonio Asprucci, caratterizzato da un romantico isolotto artificiale su cui domina il Tempietto di Esculapio, raggiungibile anche con brevi escursioni in barca. La Villa è dotata di strutture per il tempo libero, il gioco, e la diffusione culturale: il Museo Canonica, casa-studio dall’artista Pietro Canonica, il Casino di Raffaello con una ludoteca per bimbi, la Casina delle Rose con la Casa del Cinema, l’eclettico giardino zoologico recentemente convertito in Bioparco, l’Aranciera trasformata nel nuovo Museo Carlo Bilotti con opere di arte contemporanea. In prossimità di Piazza di Siena, è stato allestito un ampio padiglione teatrale a pianta circolare, il Globe Theater, su modello dei teatri elisabettiani, associato alla programmazione shakespeariana.

Il Parco di Villa Borghese occupa una vasta area nel cuore della città, compresa tra il tratto delle Mura Aureliane che unisce Porta Pinciana a Piazzale Flaminio, ed i nuovi quartieri Salario e Pinciano sorti nei primi anni del Novecento.
È tra le ville romane una delle più ricche di testimonianze artistiche e paesaggistiche. Al suo interno racchiude edifici, sculture, monumenti e fontane, opera di illustri artisti dell’arte barocca, neoclassica ed eclettica, contornati da alberi secolari, laghetti, giardini all’italiana e grandi spazi liberi. Comprende una gran quantità di specie sempreverdi, tra cui lecci e platani (alcuni risalenti al primitivo impianto), pini domestici con esemplari bicentenari, abeti, cedri. Tra gli arbusti sono comuni l’alloro e il bosso.
Per la sua incredibile concentrazione di musei e istituti culturali, la villa è definita “Parco dei Musei”.
Descritta nelle guide della città di tutte le epoche, ritratta da artisti famosi, ispiratrice di celebri musiche e di intense pagine di letteratura, Villa Borghese lascia trasparire ancora oggi, negli scorci inattesi del suo parco, lo splendore di un tempo.

Edifici

ARANCIERA – MUSEO CARLO BILOTTI

viale Fiorello La Guardia

Museo Carlo Bilotti

Il Museo Carlo Bilotti è un museo di arte contemporanea della città di Roma. Ha sede nell'”Aranciera” di Villa Borghese ed ospita dipinti, sculture e acquerelli della collezione donata dall’imprenditore e collezionista italoamericano Carlo Bilotti, che comprende opere di Giorgio De Chirico, dipinti di Gino Severini, Andy Warhol e Larry Rivers e una scultura di Giacomo Manzù.
Alcune sale sono destinate ad esposizioni temporanee.
Il museo fa parte del sistema dei “Musei in Comune” e del progetto “Parco dei musei” di Villa Borghese.

Un edificio era già presente nell’area prima degli interventi seicenteschi del cardinale Scipione Borghese. Manilli, nel 1650, descrive l’Aranciera come un edificio a due piani con torretta, logge coperte, un cortile quadrato dipinto a figure e paesi a graffito e colorati ed al centro del cortile una fontana a forma di navicella. In seguito, oltre alla modifica del cardinale Borghese, le modifiche all’edificio sono state molte. Tali modifiche hanno stravolto il palazzo rendendo quasi impossibile riconoscerne l’aspetto originario. Alla fine del Settecento venne ampliato e decorato per volere di Marcantonio IV Borghese, in concomitanza con la sistemazione del contiguo “Giardino del Lago”. L’edificio venne utilizzato per feste ed eventi mondani ed era noto come “Casino dei giuochi d’acqua”, per la presenza di fontane e ninfei in stile barocco.

Dal 1776 vari artisti, tra i quali Cristoforo Unterperger e Giuseppe Cades affrescarono le pareti interne, indi vennero aggiunti vari quadri. In seguito venne costruito un pergolato con degli agrumi.

Nel 1849 fu distrutto durante la difesa della Repubblica romana difatti una litografia successiva alla distruzione dell’edificio mostra che delle sale affrescate ne rimangono solamente dei miseri resti e fu in seguito ricostruito in forme modificate e senza decorazioni, per ospitare le piante di agrumi durante l’inverno, funzione dalla quale deriva l’attuale nome. Nel 1903, al momento dell’entrata in possesso di Villa Borghese da parte del comune di Roma, era adibito a uffici e abitazioni e fino al 1982 fu sede di un istituto religioso e quindi di uffici comunali. L’edificio è stato quindi restaurato e l’esterno fu dipinto di rosso per crearvi il museo dedicato a Carlo Bilotti.

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CASALE CENCI-GIUSTINIANI

Viale David Lubin

In una planimetria del 1828 era indicato come casa dipendente degli Orti Giustiniani ed in una incisione del 1840 disegnata da G.H. Busse come Casale Giustinani. Le facciate e il portico ospitano dei lacerti di affreschi che rappresentano delle sculture e prospettive a trompe l’œil. Attualmente ospita un’associazione culturale.

CASINO DEL GRAZIANO

Viale del Giardino Zoologico

È ai confini della Valle dei Platani. Fu proprietà del giurista Stefano Graziano. Nel 1616 fu comprato dal cardinale Borghese per farvi una mostra di quadri e statue, ma principalmente fu usato come casino di delitia e riposo dopo le battute di caccia. All’interno vi sono degli affreschi. Originariamente, prima dell’acquisto del Cardinale Borghese, il Casino era di un certo Stefano Graziani, personaggio di cui si ignora la biografia, ma certamente non fu lui il committente della costruzione dell’edificio, in quanto la costruzione risale al secolo precedente.
L’edificio consta di tre piani: nei primi due vi sono due stanze e un corridoio centrale, mentre al terzo è una stanza loggiata. Il palazzo ha un muro di cinta, due cortili quadrati con fontana centrale decorata a roccaglie, resti di decorazioni a stucco.
Secondo Montelanici in una delle due fontane era una statua di Venere e nei giardini erano aiole ornate di mortella (mirto).
Al pian terreno vi sono decorazioni cinquecentesche a grottesche, tra cui degno di menzione è il “Ratto di Europa” richiamante lo stile di Prospero Fontana.
Al piano superiore un fregio rappresentante un paesaggio incorniciato da puttini è posto lungo il perimetro superiore di una delle due stanze.
Durante la residenza dei Borghese vi erano arredi pregevoli, quadri e statue provenienti da scavi nelle proprietà di famiglia.

CASINA DELLE ROSE – CASA DEL CINEMA

Piazzale Marcello Mastroianni.

Casina delle Rose – Casa del Cinema

Dal 1748 fu parte di villa Manfroni, in seguito fu acquistata dai Borghese e ristrutturata da Luigi Canina.
L’edificio viene rappresentato in una cartina di Roma realizzata da Nolli nel 1748 come parte della suindicata villa Manfroni. La villa fu acquistata dai Borghese nel 1833 insieme a una villa più antica.
Questo complesso viene descritto nell’atto di vendita come villetta sita fuori Porta del Popolo e Porta Salaria, confinante da un lato con la strada delle mura, dall’altro con la villa dei Principi Borghese, composta di vigne e di alberi da frutto, di vari viali, un casino nobile, un fienile, una casetta rurale presso il casino nobile, un tinello, un giardino con un’uccelliera, una grotta, una neviera e un pozzo.
L’area fu decisamente trasformata, in modo da non rendere riconoscibile l’aspetto e l’assetto originario, con l’inaugurazione di una strada carrozzabile e con l’inserimento dell’ingresso verso la Porta Pinciana; anche la Casina fu modificata.
Nel 1834 la Casina fu ristrutturata per essere adibita a trattoria, come narrato da Gioachino Belli.
Una rappresentazione successiva è la litografia del 1842 di Landesio e Rosa.
L’edificio consisteva in due corpi di fabbrica, divisi mediante un cortile interno.
L’edificio più arcaico era sito verso Porta Pinciana. Consisteva in un loggiato con quattro archi corrispondente a una loggia coperta al piano superiore. Questa costruzione era circondata da un giardino.
Oltre il cortile vi era un edificio rustico, costituito da un fienile e dalla residenza dell’addetto alle vigne.
Nel 1849 la Casina fu colpita dai bombardamenti. Fu restaurata nel 1854 e destinata a vaccheria.
Con l’acquisizione della villa da parte del Comune di Roma, la Casina fu lasciata al degrado; quando fu restaurata, il cortile interno fu chiuso per creare nuovi locali e la zona rustica fu rimodellata secondo gli chalet alpini.
In seguito la Casina fu trasformata in dancing e successivamente in punto di ristoro.
Nel 1976 furono intrapresi lavori di ristrutturazione abusivi per l’ampliamento da parte una concessionaria, il che portò a un contenzioso legale con il comune di Roma che condannò al degrado l’edificio.
Non rimane traccia delle decorazioni interne, eccetto un affresco con stemmi e delle vedute cinquecentesche in degrado.
Attualmente è sede della Casa del Cinema.

CASINA DEL LAGO – CAFFETTERIA BILOTTI

Via dell’Aranciera

È sita nel Giardino del Lago. Trattasi di un piccolo chalet risalente agli anni venti del XX secolo. Nel secondo dopoguerra fu ingrandito e sfigurato. Attualmente, al suo interno vi è la caffetteria del Museo Carlo Bilotti.

CASINA DELL’OROLOGIO

Piazza di Siena.

Come descritto da documenti seicenteschi, la Casina era utilizzata dal giardiniere come abitazione.
Nel Settecento, sotto la direzione degli Asprucci, vi fu inserito un porticato, trasformazione attribuita a Nicola Fagioli che sicuramente inserì l’orologio; di questo periodo è la struttura con basamento a bugnato, interrotto da vari portali con archi anch’essi bugnati.
L’edificio è a due piani, sormontato da una torretta con quattro orologi e coronamento a piccolo tempio circolare a cupola, sorretta da otto colonne doriche. La torre ospita tre campane; nel suo apice è posta una banderuola.
Dopo questa trasformazione, terminata nel 1791, l’edificio divenne museo con il materiale di scavo proveniente da Gabii e fu chiamato “Casino di Gabi”. Il museo fu smantellato nel 1807 e il materiale che vi era esposto venne trasferito al Museo del Louvre. Della destinazione dell’edificio a museo rimangono due iscrizioni, sovrastate da due statue.
Nella seconda metà del XIX secolo, l’edificio ospitò varie mostre di acquerelli di artisti romani.
In seguito, quando la villa passò al comune di Roma, non si fa menzione della destinazione d’uso della Casina.
Ora al suo interno ospita uffici comunali.

CASINA DI RAFFAELLO

Via della Casina di Raffaello

Casina di Raffaello

La denominazione della Casina è in realtà del tutto impropria, in quanto non vi è alcun rapporto con il celebre artista, legato, invece, ad un altro edificio della Villa Borghese, situato nell’attuale area del Galoppatoio e distrutto nel 1849, che era denominato correttamente Casina di Raffaello per la presenza di affreschi di scuola.
Questo edificio ha invece origine, all’epoca del cardinale Scipione Borghese (1576-1633), committente della Villa fuori Porta Pinciana, come manufatto rurale, destinato all’abitazione del guardarobiere della nobile famiglia. Si trovava, all’epoca, al centro di una grande piantata di gelsi, scomparsa, alla fine del Settecento, quando tutta l’area fu trasformata attorno alla spettacolare creazione della Piazza di Siena, destinata ad accogliere eventi e manifestazioni.
A quell’epoca la Casina assunse un aspetto maggiormente paludato, ad opera dell’architetto Antonio Asprucci che vi aggiunse la chiesetta e la loggia al primo piano. La chiesetta, aperta a tutti i visitatori della Villa per magnanima concessione dei Borghese, venne riccamente affrescata, tra il 1791 ed il 1793, da Felice Giani e Giovan Battista Marchetti con raffigurazioni dei dottori della chiesa, allegorie delle virtù teologali, angeli ed elementi decorativi. Un bell’altare con colonne in marmo verde e base in porfido rosso ospita la statua in marmo bianco dell’Immacolata Concezione, di Filippo Grandjaquet. Felice Giani decorò con i suoi affreschi anche la sala al pianterreno dell’edificio, dove ancor oggi sono visibili i tondi con i ritratti delle muse ed i grandi riquadri con elementi allegorici e decorativi.
L’intervento di restauro che è stato realizzato ha permesso di restituire alla Casina le cromie originarie dei prospetti, recuperando la finta cortina di tufelli e le bugne in color travertino. Anche tutte le decorazioni della sala e della chiesa sono state restaurate ed è stato possibile riportare in luce gli affreschi del portico che erano stati occultati da tinteggiature sovrapposte.
Nella chiesetta è stata collocata, nel 1959, la tomba dello scultore Pietro Canonica, che aveva vissuto per decenni nella vicina Fortezzuola divenuta, grazie alla donazione delle sue opere, museo a lui intitolato.
Lo Spazio Arte e Creatività “Casina di Raffaello” è una ludoteca che l’Amministrazione Capitolina ha aperto nel 2006 e dedicato a tutti i bambini dai 3 ai 14 anni. La Casina è di proprietà del Comune di Roma e dal 2006 viene gestita in collaborazione con Zetéma Progetto Cultura. La Casina propone un articolato programma di attività per i bambini e ragazzi dai 3 ai 14 anni: laboratori didattici, letture animate, presentazioni di libri, mostre temporanee, centri estivi, corsi di formazione, rassegne sull’editoria per l’infanzia e tanto altro. Dispone di spazi gratuiti fruibili anche a bambini al di sotto dei 3 anni, di sale da affittare per feste di compleanno e di una libreria specializzata dove poter acquistare libri e giochi per l’infanzia.

 

CASINO NOBILE – GALLERIA BORGHESE

Piazzale Museo Borghese

Casino Nobile
La facciata del Casino Nobile – Galleria Borghese

Costruito agli inizi del Seicento per ospitare la ricca collezione del cardinale Scipione Borghese, fu progettato da Flaminio Ponzio e completato da Giovanni Vasanzio.
I prospetti erano decorati con numerose sculture e da ben 144 bassorilievi, venduti nel 1807 a Napoleone insieme a gran parte della collezione antiquaria dei Borghese ed ora al Museo del Louvre.
Alla fine del Settecento Antonio Asprucci intervenne sulle decorazione degli ambienti interni e nello stesso periodo venne chiusa la loggia seicentesca al piano nobile con volta affrescata da Giovanni Lanfranco.
Agli inizi dell’Ottocento, per colmare le lacune causate dalla spoliazione di rilievi, busti e fregi operata da Camillo Borghese a favore del cognato Napoleone Bonaparte e restituire omogeneità all’insieme, Luigi Canina ideò la risistemazione di gusto neoclassico delle facciate.
Davanti al palazzo si apre un ampio piazzale, delimitato da una balaustra (copia dell’originale venduta nel 1895) sormontata originariamente da statue antiche, ora da copie. Sul piazzale sono state oggi realizzate due grandi aiuole a prato, secondo il disegno settecentesco.
Il casino, acquisito dallo Stato Italiano nel 1901, è stato aperto al pubblico il 7 gennaio 1902. Nelle sue sale sono esposte collezioni di scultura antica e moderna ed una ricchissima e pregevole pinacoteca.

La Galleria Borghese è un museo statale italiano, con sede nella villa Borghese Pinciana a Roma. Ospita tuttora gran parte della collezione d’arte iniziata da Scipione Borghese, cardinal-nipote di Paolo V, cui si deve anche la costruzione della villa stessa.
Vi sono esposte opere di Gian Lorenzo Bernini, Agnolo Bronzino, Antonio Canova, Caravaggio, Raffaello, Perugino, Lorenzo Lotto, Antonello da Messina, Cranach, Annibale Carracci, Pieter Paul Rubens, Bellini, Tiziano. Si può considerare unica al mondo per quel che riguarda il numero e l’importanza delle sculture del Bernini e delle tele del Caravaggio.
È di proprietà del Ministero per i beni e le attività culturali, che dal 2014 l’ha annoverata tra gli istituti museali dotati di autonomia speciale.

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FORTEZZUOLA – MUSEO PIETRO CANONICA

Via Pietro Canonica 2

Nuseo Pietro Canonica

Il Museo Pietro Canonica è la casa-museo dello scultore Pietro Canonica e fa parte del sistema dei Musei in Comune di Roma. È vicino a Piazza di Siena, presso la fortezzuola (così chiamata per l’aspetto, ma nel ‘600 nota come “Gallinaro”).
La casa, ove l’artista visse fino alla morte, gli fu donata dal comune di Roma che ora gestisce il museo.
In documenti del XVII secolo l’edificio è citato come Gallinaro, ove si allevavano struzzi, pavoni e anatre per rifornire le battute di caccia della famiglia Borghese.
Il nome attuale, Fortezzuola, deriva dalle mura di cinta in stile medievale; essa è attribuita ad Antonio Asprucci; durante questi lavori Felice Giani inserì nella facciata, nel 1793, otto cariatidi sopra le finestre e le porte.
In seguito, nel 1919, lo stabile, allora utilizzato ad uso ufficio amministrativo, subì un incendio, che ne decretò il successivo abbandono.
Nel 1926 fu donato al Canonica, che sistemò il fabbricato e trasformò le stalle in ambienti per le esposizioni delle sue opere.
Pare che il Comune dapprima avesse concesso all’artista la Casina di Raffaello, posta nelle vicinanze dell’attuale museo, sempre a Villa Borghese.
Ma, poiché era troppo piccola per ospitare le opere che man mano lo scultore realizzava e lasciava in giacenza prima di venderle, gli fu concessa in seguito la nuova sistemazione, molto più grande.
Alla scomparsa dello scultore, nel 1959, una prima raccolta di opere formò un primo nucleo del museo.
Dopo la morte, nel 1987, della seconda moglie, la quale pare che non dormisse nella stessa stanza del Canonica per non creare scandalo, in quanto molto più giovane di lui, si eseguirono le volontà della donna, che volle donare al Comune di Roma anche gli arredi della loro residenza nella Fortezzuola.

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GALOPPATOIO – VILLETTA DORIA

Tra Via del Galoppatoio e via San Paolo del Brasile

Anticamente era di proprietà di Giuseppe Doria Pamphilj, al momento dell’acquisto di Giuseppe Doria Pamphilj, il podere era formato da una vigna, poi fu trasformato in un giardino all’inglese da Francesco Bettini dal 1785 al 1790. Questo giardino all’inglese era composto da piante esotiche secondo la moda dei giardini inglesi. Tra le piante sono da menzionare: ananas, liriodendri, cedri del Libano, sofora japonica, yucca, aloe.
Non vi erano molti edifici, i quali erano rustici escluso il casino di Raffaello, con gli affreschi in stile raffaellesco attribuiti a Girolamo Siciolante da Sermoneta.
Le attrazioni della villa erano le fabbriche, di cui ricordiamo: i finti ruderi gotici, la pagoda cinese, l’isola artificiale con un tempio neoclassico, i ponti con rifiniture esotiche, un romitorio, fontane.
Nel 1798 Giuseppe Doria Pamphilj vendette la proprietà, trasportando alcune delle opere nella villa del fratello. Nel 1831 la villetta Doria venne acquistata dai Borghese.
La zona fu bombardata dai francesi nel 1849, bombardamento che distrusse anche il casino di Raffaello, ma i Borghese riuscirono a trasportare gli affreschi nel Casino Nobile della villa.
Nella seconda metà dell’Ottocento fu utilizzato come galoppatoio. Ogni ricordo storico fu distrutto negli anni settanta del XX secolo per realizzare un parcheggio seminterrato, tuttavia il nome (galoppatoio) e l’uso ne rimangono tuttora.

MERIDIANA

Viale dell’Uccelliera.

Fu creata da Carlo Rainaldi successivamente all’Uccelliera per chiudere in maniera monumentale il terzo giardino segreto, al posto di un piccolo edificio rurale raffigurato nella piantina di Simone Delfico.
Viene chiamata anche seconda uccelliera poiché richiama il prospetto del giardino interno.
Consta di una meridiana con decorazioni in marmo e stucco.
La facciata verso l’ingresso al parco dei Daini è più semplice, con lesene alternate a porte, che corrispondono ai piani superiori a nicchie e a finestre.
L’edificio ospita il centro informazioni e il centro di documentazione della villa.

UCCELLIERA

Viale dell’Uccelliera.

Fu progettata da Girolamo Rainaldi.
Fu realizzata in concomitanza del Casino Nobile come completamento della facciata del secondo giardino segreto.
La fabbrica è a pianta rettangolare, costituita da due vani e da un passaggio con copertura a volta che li unisce.
Lo stabile aveva affreschi. Le finestre hanno lesene e cornici. La facciata verso la meridiana è meno ricca di decorazioni, tuttavia lesene e cornici delle finestre contenevano busti poggianti su piedistalli.
Alcuni documenti narrano che nel quadriennio 1616-19 i visitatori potevano vedere uccelli rari e costosi all’interno dell’Uccelliera.
L’interno presenta degli affreschi.

GIGI PROIETTI GLOBE THEATRE SILVANO TOTI

Largo Aqua Felix

Gigi Proietti Globe Theatre Silvano Toti
Gigi Proietti Globe Theatre Silvano Toti

Il Gigi Proietti Globe Theatre Silvano Toti (precedentemente Silvano Toti Globe Theatre) è un teatro shakespeariano di Roma, fedele replica del Globe Theatre di Londra, il più famoso teatro del periodo elisabettiano.
La struttura fu costruita nel 2003, in tre mesi di lavori, all’interno dei giardini di Villa Borghese, che in quell’anno festeggiava i 100 anni come parco cittadino. La struttura fu realizzata dal comune di Roma sulla base di un’idea iniziale di Gigi Proietti e grazie ai finanziamenti della Fondazione Silvano Toti, associazione creata dalla famiglia Toti in memoria del mecenate e imprenditore Silvano Toti.
Del Globe esiste una precedente ricostruzione, realizzata a Londra nel 1997 nelle vicinanze del sito in cui si ergeva il teatro originale. Le ricostruzioni presentano varie differenze e nessuna delle due può dirsi la copia fedele del teatro originale, di cui non sono stati tramandati i progetti. Il teatro è stato inaugurato, nel 2003, con lo spettacolo Romeo e Giulietta diretto da Gigi Proietti. L’attore romano è stato direttore artistico del teatro per 17 anni, dalla sua inaugurazione fino alla sua scomparsa, nel 2020. Negli anni sono andate in scena tragedie e commedie elisabettiane, che hanno riscosso grande successo soprattutto nel pubblico giovanile, tra le quali Romeo e Giulietta, Pene d’amor perdute, Otello, Riccardo III, Molto rumore per nulla, Sogno di una notte di mezza estate, Re Lear, Il mercante di Venezia, La bisbetica domata e La tempesta.
Il 3 novembre 2020, la sindaca di Roma Virginia Raggi e la Fondazione Silvano Toti hanno dichiarato di voler intitolare il teatro anche a Gigi Proietti, scomparso il giorno precedente.
Il teatro, di forma circolare, rispetta la forma dell’originale londinese, con il palcoscenico coperto che si protende verso l’area del pubblico scoperta e circondata dai palchi su tre livelli ed è interamente in legno di rovere, proveniente da foreste gestite e riforestate. La platea ospita il pubblico in piedi (fino a 415 spettatori) e dalla stessa è possibile raggiungere i palchi, su tre livelli e collegati tra loro attraverso delle passarelle. La capienza totale del teatro è di 1206 posti.
La pavimentazione è stata realizzata in blocchi di tufo posati a secco, che danno un’impressione di terra battuta. La sua altezza è di 10 metri, con un diametro interno di 23 metri ed esterno di 33 metri. La sua circonferenza esterna è di 100 metri e il tetto rivestito da scandole di rame.

CINEMA DEI PICCOLI

Cinema dei Piccoli
Cinema dei Piccoli

Il Cinema dei Piccoli, con 63 posti a sedere, è il cinematografo più piccolo del mondo poiché copre un’area di 71,52 m². Oltre a proiettare film per bambini negli spettacoli pomeridiani, offre una programmazione serale con proiezione in versione originale sottotitolate d’essai.
La sala fu realizzata da Alfredo Annibali nel 1934 col nome “Casa di Topolino”. Vicino all’insegna col nome, svettava un’immagine di Topolino con una cinepresa. La Disney impose poi la rimozione del nome “Topolino”, ma l’immagine del personaggio con la cinepresa sarebbe rimasta fino agli anni settanta.
La sala interrompe la programmazione durante la seconda guerra mondiale, per riaprire immediatamente dopo.
Durante gli anni settanta, Villa Borghese fu chiusa al traffico privato e in quel periodo il cinema conobbe un momento di crisi. Alla fine del decennio, l’allora proprietario Giuliano Annibali (figlio di Alfredo) affida la programmazione ad Enzo Fiorenza, fondatore dell’AIACE (Associazione Italiana Amici Cinema d’Essai) e fra gli inventori dell’Estate Romana. Fiorenza apre la sala alla programmazione d’essai. Nel 1978 l’AIACE diede la sala in gestione a Fulvio Wetzl e Titta Labonìa che vi fondarono il Piccolo Offcine, un cineclub d’essai che presentò film in anteprima per l’Italia come Falso movimento di Wim Wenders, inaugurando la sala.
Dal 1980 la gestione della sala è curata dalla coppia formata da Roberto Fiorenza (figlio di Enzo e fratello del regista Stelio Fiorenza) e Caterina Roverso.
Nel 1991 il cinema viene restaurato e dotato di uno schermo di 5 m x 2,5 m, stereo DTS ed aria condizionata. Per un certo periodo, durante i primi anni novanta, Piero Clemente affianca Fiorenza e Roverso nella programmazione e nella gestione della sala. Dal 1993 al 1995, la sala collabora con la Cineteca Nazionale, proponendo una programmazione per le scuole di film della storia del cinema.
Nel 2007 viene inaugurato il Dei Piccoli Film Festival, realizzata con il contributo della Regione Lazio, “per lo sviluppo e la diffusione di un cinema di qualità al servizio dei bambini”.
Nel 2013 la cabina viene equipaggiata con un proiettore Sony 4K.
Nel 2005 la sala è stata inserita nel Guinness dei primati con la definizione di “edificio più piccolo del mondo adibito a spettacoli cinematografici”. Per questo i proprietari del cinema dovettero provare che l’esercizio funzionasse con una certa continuità.

 

CASINA VALADIER

Piazza Bucarest

Casina Valadier
Casina Valadier

La Casina Valadier è il nome con cui è solitamente conosciuto il caffè del Pincio, un piccolo edificio sito in piazza Bucarest, all’interno di Villa Borghese, a Roma.
La palazzina prende il nome dal suo progettista, l’architetto romano Giuseppe Valadier, che l’aveva disegnata e realizzata tra il 1816 e il 1837 rielaborando un precedente casale del XVII secolo.
Nel periodo che spazia dal Regno d’Italia alla fine dell’Ottocento conobbe un periodo di felice frequentazione.
Nella prima metà del XX secolo cadde in declino divenendo la dimora del custode del parco del Pincio; nel 1920 fu venduta e adibita a ristorante.
Nel corso della seconda guerra mondiale fu occupata da militari tedeschi. Nel dopoguerra la Casina conobbe un nuovo periodo felice finché passaggi di proprietà sbagliati procurarono un nuovo declino perdurato fino al 1990, anno in cui venne chiusa al pubblico.
La Casina riaprì il 19 giugno 2004 dopo vari interventi di restauri.
Costituita da un volume cubico, cui è addossata un’elegante esedra con colonne di ordine ionico, la casina era nata con la funzione di ritrovo alla moda, anche per la sua posizione panoramica.
Fino al 1990 circa, la Casina Valadier era stata uno dei ristoranti più rinomati di Roma. Un recente restauro ha ridato splendore alla raffinata atmosfera dell’interno neoclassico, ricco di affreschi e pitture in stile pompeiano.

VILLA LUBIN

Viale David Lubin.

Fu disegnata da Pompeo Passerini ed edificata tra il 1906-1908, per ospitare inizialmente l’Istituto internazionale di agricoltura (IIA), precursore dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO). Attualmente è la sede del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL).

CASINO DEGLI UFFIZI o DELLE OFFICINE

È sito al confine con via Pinciana.

L’edificio è antecedente alla proprietà dei Borghese. Nel periodo di realizzazione della villa, fu utilizzato come magazzino e laboratorio per il restauro dei pezzi da adibire agli edifici o ai giardini; questo verosimilmente le diede il nome. L’edificio, attualmente in restauro, è adibito a scuola materna; conserva all’interno alcuni pezzi che testimoniano la sua passata utilizzazione.

I recinti

Il primo recinto

Le peculiarità di questa zona sono l’abbondanza di alberi che davano l’impressione di un fitto bosco e gli arredi, tra cui fontane e statue. La zona è percorsa da nove viali, di cui sei con direzione nord-sud e tre con direzione est-ovest. Tutta la zona di questo recinto era ripartita in 23 riquadri.
Nei pressi del Casino Nobile erano 2 boschi di lauri, un boschetto di lecci e abeti con siepi in alloro, qualche cipresso e olmo; presso il Viale degli Olmi erano parecchi pini che attorniavano l’abitazione del custode del parco, che veniva chiamato “Casino del pineto”, edificio distrutto nel 1849. Il vialone di confine tra il primo e il terzo recinto era attorniato da melograni e terminante in una piccola ragnaia (piccolo bosco con una rete, detta ragna, per la cattura di uccelli), sita presso il terzo recinto e ampia circa un ettaro, con al centro un canale in peperino ove scorreva l’acqua. I frutti e l’acqua attiravano gli uccelli, che venivano predati in battute di caccia mediante la chiusura della zona mediante delle reti. La ragnaia, così come la più ampia ragnaia del terzo recinto, erano opera verosimilmente del giardiniere Domenico Savino, che con le ragnaie ha dato alla villa un’impronta tipicamente toscana. Il primo recinto, con l’abbattimento dei muri di cinta nel Settecento, ha mantenuto la suddivisione in riquadri e il sistema viario; tuttavia la ragnaia già nel XIX secolo risulta scomparsa e, successivamente, scomparvero anche gli olmi colpiti dalla grafiosi, che negli anni trenta del XX secolo ha portato alla scomparsa della specie nella villa. Ciò nonostante, il primo recinto è quello che ha avuto meno ritocchi rispetto agli altri due e ancora presenta un aspetto neoclassico.

Il secondo recinto

Il retro del Casino Nobile si affacciava su un grande piazzale, da cui ci si poteva immettere nel secondo recinto, che oggi corrisponde al Parco dei Daini, chiamato così perché, oltre alle gazzelle, vi erano daini che venivano lasciati liberi nel lecceto.
Il secondo recinto era zona riservata al principe: era possibile accedervi solamente dal Casino Nobile ed era cinto di mura che lo dividevano dalla campagna circostante. Pochi edifici adornavano il secondo recinto, tra essi: l’edificio detto gli “Uffici”, poi in parte demolito per l’ampliamento della strada e attualmente utilizzato come asilo; l’edificio anticamente utilizzato come fienile e in seguito totalmente demolito; il più recente serbatoio dell’Acqua Marcia di Raffaele de Vico.

Terzo recinto

Questa sezione della villa era la più grande (misura circa 40 ettari) e i suoi confini si perdevano nella campagna romana. Tra le zone del recinto erano: il cosiddetto “Piano bello”, una pianura con ottocento lecci che fu poi trasformata nel Giardino del Lago; un grande prato (la zona dell’attuale Bioparco di Roma); la Valle del Graziano, con una grande peschiera rustica, al cui centro era un’isoletta con due platani usata come rifugio per anatre e altri uccelli acquatici, e con in fondo il casino che conserva l’aspetto originario; la Valle di Piazza di Siena, in cui erano la ragnaia grande, il Gallinaro o Fortezzuola (usato anticamente come rifugio di struzzi e pavoni), il Casino dell’Orologio, la Casina di Raffaello, un altro palazzo scomparso detto “Serraglio dei Leoni”.
Oltre alla ragnaia, vi erano lepri, daini, cervi e caprioli usati per battute di caccia per tutta la zona di questo recinto. Un altro edificio del recinto è il Casino dei Giochi d’Acqua o Aranciera, più volte modificato nel corso del tempo. Il terzo recinto è quello che ha avuto maggiori modifiche: il Piano dei Licini è stato trasformato in giardino all’inglese, la grande ragnaia in piazza di Siena, la peschiera della valle dei Platani è stata prosciugata e nel grande prato attualmente è il Bioparco.

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