LE PIAZZE

La storia di Roma passa anche e soprattutto dalla sue piazze. Tra meravigliosi monumenti, fontane barocche, ruderi romani e chiese antiche, le piazze di Roma sono senz’altro il modo migliore per conoscere la vita e la storia della città.
Luoghi d’incontro e di scambio, le piazze sono la vera anima di Roma. Suggestive, romantiche, vivaci e colorate, accompagnano la vita di tutti i giorni e sono teatro dei grandi eventi della Capitale. Ognuna con la sua storia da raccontare ed i suoi tesori nascosti, ognuna in grado di suscitare un’emozione diversa.
Luoghi di ritrovo, mercati rionali o snodi fondamentali. Le piazze di Roma sono ricchissime di storia e arte, e sono spazi essenziali dove vivere con gli altri la città.

Da non perdere

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Piazza Navona

È una delle più suggestive e celebri piazze romane. Si trova nel luogo dove l'imperatore Domiziano fece costruire uno stadio per ospitare i giochi atletici greci che insieme a quelli musicali ed equestri facevano parte del "certamen capitolinum" in onore di Giove. Il suo perimetro ricalca la forma allungata dell'antico monumento. Gli edifici circostanti sono costruiti sulle fondamenta delle tribune dello stadio. Parte di queste è visibile in piazza di Tor Sanguigna. Nel 1500 vi si svolgevano combattimenti di animali. Nel XVIII secolo la piazza veniva allagata, creando un lago artificiale per rappresentazioni nautiche. Dagli inizi dell'epoca moderna Piazza Navona è il centro del Carnevale romano. Tre fontane barocche ornano la piazza: la Fontana dei Quattro Fiumi di Gian Lorenzo Bernini al centro, la Fontana del Moro e la Fontana del Nettuno alle due estremità. Notevole è la chiesa di Sant'Agnese in Agone di Francesco Borromini, restaurata nel 2006-2007, una delle realizzazioni maggiori del barocco romano. I due grandi artisti furono accesi rivali e qualcuno crede di ravvisare nel gesto di una delle statue della fontana centrale, il Rio della Plata, un messaggio di disistima o di scherno del Bernini per la precaria stabilità della chiesa. La storia ancorché divertente è sicuramente falsa: la fontana, inaugurata nel 1651, fu infatti realizzata prima di Sant'Agnese, iniziata nel 1652. La piazza è piena tutto il giorno ed anche la sera di turisti e di conseguenza anche di venditori di souvenir. Nel periodo natalizio ospita le bancarelle del mercato dove si possono comprare prodotti natalizi e statuine del presepio.

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Piazza San Pietro

Piazza San Pietro è la piazza antistante la basilica di San Pietro. Posta a margine del centro storico di Roma, la piazza fa parte della Città del Vaticano ed è delimitata dal confine con lo Stato italiano; attraverso il rione Borgo che giace a est, i principali accessi sono da via di Porta Angelica o da via della Conciliazione. La celeberrima piazza, notevole esempio di architettura e urbanistica barocca, è dedicata all'omonimo santo ed è quotidiano punto d'incontro per migliaia di fedeli cattolici provenienti da tutto il mondo. Lo spazio della piazza è formato da due parti: la prima, a forma di trapezio rovescio il cui lato maggiore corrisponde alla facciata con specifiche motivazioni prospettiche (annullare la grande distanza tra la piazza e la basilica), con una superficie di 12300 metri quadrati, e la seconda, un ovato tondo (costruzione geometrica elementare che Bernini studia da Sebastiano Serlio, il quale a sua volta riprende dal suo maestro Baldassarre Peruzzi) con l'obelisco egiziano al centro, con una superficie di 35300 metri quadrati. I due grandi spazi sono unificati da 4 colonnati di 284 colonne e 88 pilastri che sorreggono un architrave continua, coronata da 96 statue in marmo. Nella situazione attuale davanti alla piazza vera e propria troviamo un altro spazio che funge da vestibolo (Piazza Rusticucci, oggi piazza Pio XII) e su cui sbocca in asse, la novecentesca via della Conciliazione.

repubblica

Piazza della Repubblica

Piazza della Repubblica, precedentemente nota come piazza dell'Esedra o semplicemente piazza Esedra, è una piazza di Roma situata a poche centinaia di metri dalla stazione Termini, di fronte alle terme di Diocleziano. Dalla piazza inizia una delle strade fondamentali del quadrante: via Nazionale. Denominata in origine piazza dell'Esedra, dalla peculiare forma dello slargo che richiama appunto un'esedra aperta, l'attuale toponimo fu adottato con la delibera del Consiglio comunale n. 367 del 20 marzo 1953. Il primo nome della piazza trae origine dalla grande esedra delle terme romane, il cui perimetro è ricalcato dal colonnato semicircolare che circonda la piazza. I portici che abbelliscono il piazzale furono edificati proprio in memoria degli antichi edifici che vi sorgevano: i palazzi porticati, risalenti al 1887-1898 sono opera di Gaetano Koch. Sulla piazza si affaccia la basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, ricavata da un'ala delle terme imperiali romane: Michelangelo ricavò dal tepidarium un'ala per l'ampia chiesa a croce greca.

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Piazza Farnese

La storia e l'ampiezza della piazza cominciano nel XVI secolo, quando il cardinale Alessandro Farnese acquistò varie case sulla piazza per demolirle e creare uno spazio adeguato al palazzo che aveva fatto progettare da Antonio da Sangallo il Giovane. I lavori cominciarono nel 1514, furono interrotti dal sacco di Roma del 1527, e ripresero dopo l'elezione del cardinale al soglio pontificio con il nome di Paolo III e, dal 1546, sotto la direzione di Michelangelo. La piazza fu pavimentata nel 1545, con ammattonato, come una sorta di pertinenza del palazzo, e vi fu collocata a scopo ornamentale, in asse con l'ingresso sulla facciata, una delle due vasche di granito egiziano oggi presenti[1][2]. Dopo che Paolo V ebbe condotto l'acqua Paola a Trastevere e anche, scavalcando il Tevere, alla Regola, e che Gregorio XV ne ebbe concesse 40 once ai Farnese per l'alimentazione delle fontane, la famiglia acquisì la fontana di piazza san Marco e incaricò Girolamo Rainaldi, attorno al 1626, di disegnare le due fontane nelle quali furono collocate le due vasche. Le fontane erano puramente ornamentali, e circondate da una cancellata. A beneficio del popolo fu eretta all'inizio di via Giulia la fontana del Mascherone.

barberini

Piazza Barberini

Piazza Barberini è una piazza dell'attuale centro storico di Roma situata nella sella tra il colle Quirinale e gli Horti Sallustiani, in cima alla salita di via del Tritone e all'incrocio con la strada Felice. Prende il nome dal Palazzo Barberini che vi si affaccia, sebbene il suo attuale ingresso sia in via delle Quattro Fontane. Essa sorge su un'area che fino al XIX secolo era uno spazio extraurbano. Al centro della piazza è posta la Fontana del Tritone realizzata da Gian Lorenzo Bernini nel 1643 su commissione del papa Urbano VIII Barberini. È in travertino e presenta, tra le code dei quattro delfini che sorreggono il tritone, due stemmi dei Barberini. All'angolo con via Veneto si trova la Fontana delle Api, l'insetto simbolo dei Barberini. Da questa piazza, partendo proprio dalla fontana, fino al XVIII secolo partiva il carro che trasportava in corteo i cadaveri trovati sfigurati, per metterli in mostra nei punti più trafficati della città, affinché se ne potesse riconoscere l'identità. Dalla piazza si dirama via Veneto, la strada resa famosa dal film di Federico Fellini La dolce vita. Sulla piazza si svolge anche la celebre corsa sfrenata della Bianchina di Ugo Fantozzi nel film Fantozzi va in pensione.

campidoglio

Piazza del Campidoglio

La trapezoidale Piazza del Campidoglio sul colle omonimo, delimitata sul fondo dal Palazzo Senatorio sede ufficiale del comune, e sui lati dal Palazzo dei Conservatori e Palazzo Nuovo, fu progettata nella forma attuale da Michelangelo, che ideò anche la stella a dodici punte disegnata sul selciato con lastre di travertino e la cordonata di accesso. Al centro della piazza, su un basamento disegnato anch'esso da Michelangelo, si trova, dal 1997, una copia della statua equestre dell'imperatore Marco Aurelio: l'originale, l'unico grande bronzo equestre romano giunto integro sino a noi, dopo dieci anni di accurato restauro, è stato collocato nel 2006 all'interno dei Musei Capitolini, nel vecchio e antichissimo Giardino Romano, sotto una grande volta di cristallo opera di Carlo Aymonino. Su tre lati la piazza è circondata da palazzi rinascimentali: sullo sfondo il Palazzo Senatorio, a sinistra il Palazzo dei Conservatori e a destra il Palazzo Nuovo. La piazza si apre in avanti su una grande scalinata la Cordonata, che, sale dal basso e che è delimitata in alto dalle statue di Castore e Polluce. Il Palazzo dei Conservatori ed il Palazzo Nuovo ospitano i Musei Capitolini, aperti nel 1735, con mostre di livello mondiale. Nel passaggio tra Palazzo Senatorio e Palazzo dei Conservatori si gode di un'ampia vista su tutta la città fino al Vaticano. In estate nella piazza si hanno spesso concerti gratuiti.

mariatrastevere

Piazza di Santa Maria in Trastevere

Nel cuore dell’omonimo rione, si apre Piazza Santa Maria in Trastevere, opera seicentesca al centro della quale sorge la grande fontana a vasca ottagonale opera di Carlo Fontana; ai suoi piedi, orde di giovani sono soliti trascorrere ore piacevoli assaporando momenti di tranquillità fuori dal tempo. Ma è oltre la fontana che si erge maestosa la facciata della Basilica di Santa Maria in Trastevere, ritenuta la prima chiesa di Roma aperta ufficialmente al culto. Fondata, secondo la tradizione, da papa S. Callisti là dove sarebbe avvenuta una prodigiosa eruzione di olio dal terreno, la basilica fu costruita con materiale proveniente dalle terme di Caracalla. Al suo interno tra fulgidi ori, un trionfo di opere d’arte in cui perdersi nella contemplazione.

bocca

Piazza Bocca della Verità

Piazza della Bocca della Verità, o piazza Bocca della Verità, è una piazza carrabile sita tra via Luigi Petroselli e largo Amerigo Petrucci a Roma, nel rione Ripa. Posta nell'antica zona del Foro Boario, proprio davanti all'Isola Tiberina, prende il nome dalla Bocca della Verità, oggi collocata nel portico della basilica di Santa Maria in Cosmedin. Oltre alla chiesa risalente al tardo e non medioevo, nella piazza sorgono l'Arco degli Argentari, l'Arco di Giano, il tempio di Ercole Vincitore, erroneamente identificato con il tempio di Vesta in ragione della sua forma circolare, ed il tempio di Portuno, divinità legata al porto fluviale che qui sorgeva. La fontana davanti ai due templi, detta Fontana dei Tritoni, realizzata da Carlo Bizzaccheri su commissione di papa Clemente XI, fu posta nella piazza nel 1715; ha base ottagonale e rappresenta due tritoni che sorreggono una conchiglia sopra le teste da cui sgorga l'acqua. Qui fino al 1868 venivano eseguite le condanne a morte.

quirinale

Piazza del Quirinale

La piazza è delimitata a nord-est dall'imponente facciata del Palazzo del Quirinale, residenza ufficiale del Presidente della Repubblica Italiana. L'edificio, costruito negli anni 1573–1585 da Martino Longhi il Vecchio e poi (1578) da Ottaviano Mascherino come residenza estiva dei pontefici romani, fu successivamente ampliato dagli architetti Fontana, Ponzio, Maderno e Bernini. Con la presa di Roma del 20 settembre 1870, il Palazzo divenne sede della monarchia e, dopo il referendum istituzionale del 2 giugno 1946, sede ufficiale della massima magistratura repubblicana. Al centro della piazza si trova il grande gruppo scultoreo della Fontana dei Dioscuri, chiamato anche Fontana di Monte Cavallo, di età imperiale, proveniente dalle Terme di Costantino e raffigurante i gemelli Castore e Polluce, i Dioscuri, che tengono per le redini i loro cavalli[2]. Inserito nel gruppo, si erge un obelisco proveniente dal Mausoleo di Augusto. Il lato est della piazza, è delimitato dal Palazzo della Consulta, già sede del tribunale dello Stato Pontificio, poi del Ministero dell'Africa Italiana, e dal 1955 della Corte Costituzionale. Sul lato opposto della residenza presidenziale si trovano le Scuderie del Quirinale (secolo XVIII, Alessandro Specchi e Ferdinando Fuga). L'edificio, restaurato integralmente negli anni 1997–1999, viene ora utilizzato come sede per mostre d'arte. Sul lato ovest della piazza una balaustra si affaccia sul panorama della capitale; tra la torre di Urbano VIII e la balaustra una scalea conduce a via della Dataria, dove si trovava la Dataria apostolica. Quest'ultimo edificio è una pertinenza del Palazzo presidenziale.

argentina

Largo di Torre Argentina

Il nome della piazza si riferisce alla Torre Argentina, così chiamata da Johannes Burckardt (1445 circa - 1506, nome italianizzato Burcardo), che dal 1483 fu maestro di cerimonie di ben cinque papi (Sisto IV, Innocenzo VIII, Alessandro VI, Pio III e Giulio II). L'alto prelato, che era nato a Strasburgo (Argentoratum in latino) e perciò amava firmarsi Argentinus, aveva acquistato un terreno nella zona, sui resti del Teatro di Pompeo, e, demolite le preesistenze medioevali, vi aveva fatto costruire il proprio palazzo, detto appunto Casa del Burcardo, in via del Sudario 44. Dopo il 1730 la proprietà fu parzialmente utilizzata per la costruzione del Teatro Argentina (perpetuando nel tempo la vocazione "teatrale" della zona); la torre (mozzata nell'800 e poi incorporata in una sopraelevazione) benché sia oggi irriconoscibile ha lasciato il suo nome alla piazza. La torre che sorge nel Largo di Torre Argentina è la Torre del Papito, una torre di epoca medievale che però non ha niente a che vedere con la "Torre Argentina". Nel 1909 si decise di ricostruire alcune parti della nuova capitale del Regno d'Italia, tra cui la zona di Torre Argentina. I piani prevedevano l'inclusione della Torre del Papito e dei resti di un tempio all'interno dei nuovi edifici che si sarebbero dovuti costruire nella zona, dopo la demolizione delle costruzioni esistenti. A seguito di questi lavori, tra cui la demolizione della chiesa di San Nicola dei Cesarini, furono ritrovati i resti marmorei di una statua colossale; da questi ritrovamenti presero le mosse approfonditi scavi archeologici che portarono alla luce un'area sacra, risalente all'epoca repubblicana. La destinazione della zona ad area archeologica fu in dubbio finché si decise, a seguito di una supplica inviata dall'archeologo Giuseppe Marchetti Longhi direttamente a Benito Mussolini, di sistemare l'area per costituire il cosiddetto Foro Argentina, inaugurato dal Duce nell'aprile del 1929. Il palazzetto del Burcardo, restaurato, fu destinato ad ospitare la SIAE con annessi Biblioteca e Museo teatrale del Burcardo. Nella piazza resta quindi la Torre del Papito ormai isolata dal contesto urbano originario, come anche il famoso Teatro Argentina, fatto costruire nel 1732 dal duca Giuseppe Cesarini Sforza, passato attualmente tra le proprietà del comune di Roma.

spagna

Piazza di Spagna

Piazza di Spagna, con la scalinata di Trinità dei Monti, è una delle più famose di Roma. Deve il suo nome al palazzo di Spagna, sede dell'ambasciata dello Stato iberico presso la Santa Sede. Nota fino al XVII secolo come "Piazza di Francia" per la presenza di proprietà francesi nella piazza, cambiò nome nell'attuale a seguito della costruzione della sede dell'ambasciata spagnola. Al centro della piazza vi è la nota fontana della Barcaccia, che risale al primo periodo barocco, realizzata da Pietro Bernini e da suo figlio, il più celebre Gian Lorenzo. Piazza di Spagna in una foto del 1868 All'angolino destro della scalinata vi era la casa del poeta inglese John Keats, ove visse e morì nel 1821, oggi trasformata in un museo dedicato alla sua memoria e a quella dell'amico Percy Bysshe Shelley, piena di libri e memorabilia del Romanticismo inglese. All'angolo sinistro c'è, invece, la sala da tè Babington's aperta nel 1893. Dal lato di via Frattina sorge il Palazzo di Propaganda Fide, di proprietà della Santa Sede. Di fronte alla sua facciata, progettata da Bernini (mentre la facciata laterale è invece di Francesco Borromini), svetta la colonna dell'Immacolata Concezione, che fu innalzata dopo la proclamazione del dogma per volontà del re Ferdinando II delle Due Sicilie in ringraziamento per uno scampato attentato, e inaugurata il giorno 8 dicembre 1857. Dal 1923 i Vigili del fuoco offrono un acrobatico omaggio floreale alla statua, avvalendosi delle loro scale; nel 1953 lo stesso papa Pio XII volle presenziare alla cerimonia, ma fu dal 1958 con Giovanni XXIII che la presenza del Santo Padre a tale rito divenne una vera e propria tradizione, fedelmente mantenuta da tutti i pontefici. Attualmente l'omaggio floreale di piazza di Spagna - sempre accompagnato da una preghiera mariana del Papa - è una delle cerimonie religiose più amate e popolari di Roma. La piazza è citata in una famosa poesia di Cesare Pavese, denominata "Passerò da piazza di Spagna", il cui testo è stato riportato integralmente su una targa vicino alla sala da tè Babington's.

colonna

Piazza Colonna

Piazza Colonna a Roma deve il suo nome alla Colonna di Marco Aurelio che qui sorge sin dall'antichità, e che dà il nome anche all'omonimo Rione Colonna, di cui la piazza fa parte. La piazza, costruita verso la fine del Cinquecento da papa Sisto V, sorge sulla centralissima Via del Corso, vicino a Montecitorio e al Pantheon, non distante da Piazza Venezia. La pianta della piazza ha forma rettangolare, con al centro la colonna di Marco Aurelio, ed è circondata da alcuni dei più importanti palazzi storici di Roma. Qui, proprio davanti alla colonna, sul lato nord della piazza si trova l'entrata di palazzo Chigi alla cui famiglia appartenne dal 1659 fino al 1916, quando fu acquistato dallo Stato italiano. Venne fatto costruire nel XVI secolo da Pietro Aldobrandini per la sua famiglia; già sede dell'ambasciata dell'impero austro-ungarico è oggi sede della Presidenza del Consiglio dei ministri. Alla sinistra di questo, sul lato ad ovest si trova palazzo Wedekind, storica sede del quotidiano Il Tempo ed oggi sede INPS che presenta un porticato formato da antichissime colonne ioniche originarie della città etrusca di Veio, le cui maggiori emergenze archeologiche si trovano nei pressi di Isola Farnese, Zona LV dell'Agro romano. Proseguendo sul lato sud, vicino alla chiesa dei Santi Bartolomeo e Alessandro dei Bergamaschi si trova Palazzo Ferrajoli, fatto erigere dalla famiglia romana Del Bufalo-Cancellieri, che dettero il nome alla piazza durante tutto il XV secolo, e appartenuto ai loro eredi marchesi Niccolini, oggi ospitante tra l'altro, le sedi di rappresentanza delle regioni Friuli-Venezia Giulia e Valle d'Aosta. Infine, affacciato alla piazza ma anche su Via del Corso, sull'area dove sorgeva il palazzo detto Piombino perché proprietà dei Boncompagni-Ludovisi principi di Piombino demolito nel 1889, sorge il palazzo della galleria Colonna, dal 2003 galleria Alberto Sordi, storico ritrovo delle classi agiate della Roma di un tempo.

campo

Campo de' Fiori

Fino al Quattrocento la piazza non esisteva in quanto tale, e al suo posto vi era un prato fiorito con alcuni orti coltivati, da cui il nome. Secondo una tradizione inattendibile, la piazza dovrebbe invece il suo nome a Flora (donna amata da Pompeo, il quale aveva costruito nei pressi il suo teatro). La piazza dette il nome al lungo asse viario noto nel secolo XV come Via Florea che collegava Sant'Angelo in Pescheria con il ponte S. Angelo, passando per le attuali via Portico di Ottavia, via dei Giubbonari (già Via Pelamantelli), Via del Pellegrino e via dei Banchi Vecchi. Lo stesso tragitto da via dei Giubbonari a via del Pellegrino assunse dal secolo XV anche il nome di via Mercatoria. Già dalla seconda metà del secolo XIII la famiglia Orsini, subentrando in parte ai loro antenati Boboni, acquistò numerosi beni tra cui case con torri e mura merlate che occupavano tutto il lato sud-est della piazza, giacenti in gran parte su suolo che occupava parte dell'area del Teatro di Pompeo e appartenente alla chiesa di Sant'Angelo in Pescheria, in posizione strategica lungo la citata via Florea, tra le attuali Piazza del Biscione e Via dei Giubbonari mediante le strutture fortificate dell'adiacente Torre dell'Arpacata, divenendo la dimora fortificata del ramo degli Orsini de Campoflore o semplicemente de Campo che includeva le linee di Vicovaro e Tagliacozzo. Ancora al principio del Settecento la famiglia Orsini vantava diritti di baronia sulla piazza. Successivamente il corpo principale della residenza degli Orsini con accesso da Piazza del Biscione, fu ceduto nel secolo XV ai Condulmer, per tornare agli Orsini nel secolo XVI, e quindi ai Pio di Savoia che ristrutturarono interamente l'edificio, passato poi ai Righetti e ad altri proprietari. Posta al confine con il rione Regola, con la progressiva crescita di importanza del luogo sito nei pressi dell'area dei Banchi e lungo l'importante tragitto che conduceva al Vaticano, nel 1456, Papa Callisto III fece lastricare la zona, nell'ambito di un progetto più ampio di risistemazione dell'intero rione Parione, che si protrasse anche per buona parte del secolo XVI con l'apertura e la rettificazione per volontà di Paolo III della trasversale via dei Baullari dalla via Papalis, presso le case della famiglia Massimo, per raggiungere la piazza del Duca o Farnese. Questo rinnovamento fece sì che molti palazzi importanti fossero costruiti in zona tra cui i più importanti nelle immediate vicinanze furono il nuovo palazzo della Cancelleria ed il palazzo della famiglia Farnese. Per questo motivo la piazza divenne un luogo di passaggio obbligato per personalità di spicco quali ambasciatori e cardinali. Ciò portò un certo benessere nella zona: Campo de' Fiori divenne sede di un fiorente mercato dei cavalli che si teneva due volte la settimana (lunedì e sabato), e nei dintorni della piazza sorsero molti alberghi, locande e botteghe di artigiani. La piazza divenne il centro di varie attività sia commerciali sia culturali. All'angolo con via dei Cappellari è ancora visibile la Locanda del Gallo, che fu proprietà di Vannozza Cattanei. La piazza raggiunse la sua attuale estensione dopo il 1858 quando furono demolite le case esistenti sul lato nord tra via dei Baullari e vicolo del Gallo, spostando nella nuova area recuperata la copia della fontana della Terrina, posta precedentemente al centro della piazza. In Campo de' Fiori avevano luogo le esecuzioni capitali e le punizioni con tratti di corda. Giovedì 17 febbraio 1600 vi fu arso vivo il filosofo e frate domenicano Giordano Bruno, accusato di eresia. Nel 1876 si costituì un comitato di studenti universitari, ferventi repubblicani, allo scopo di promuovere in ricordo del filosofo nolano la realizzazione di un monumento bronzeo sul luogo stesso del rogo. Al comitato aderirono numerosi intellettuali di ogni parte del mondo quali Walt Whitman, Ernest Renan, Victor Hugo, Silvio Spaventa e Henrik Ibsen Nonostante la forte ostilità del mondo ecclesiastico il monumento a Giordano Bruno, opera dallo scultore Ettore Ferrari, venne inaugurato il 9 giugno 1889. Dal 1869 la piazza è sede di un vivace e pittoresco mercato, la cui atmosfera popolare è ben resa dal noto film Campo de' fiori del 1943, con Anna Magnani e Aldo Fabrizi. Campo de' Fiori è l'unica piazza storica di Roma dove non è presente una chiesa. Campo de' Fiori è divenuto uno dei ritrovi notturni preferiti dai più giovani, sia italiani sia stranieri, grazie alla presenza di molti locali e pub.

popolo

Piazza del Popolo

I viaggiatori che venivano da nord raggiungevano la città tramite la Via Flaminia la Porta del Popolo (la vecchia Porta Flaminia). Subito dietro le Mura Aureliane si entra nell'ovale di Piazza del Popolo. Prende il nome dalla chiesa di Santa Maria del Popolo ricca di monumenti funebri e di opere d'arte, tra le quali due celebri tele del Caravaggio: la Conversione di San Paolo e la Crocifissione di San Pietro. La piazza, di elegante forma ellittica, nella sua attuale sistemazione neoclassica di grande effetto scenografico, è opera dell'architetto Giuseppe Valadier. Al centro, sopra un grande basamento con fontane e leoni, si eleva uno dei più grandi obelischi di Roma, l'obelisco Flaminio (23,91 metri senza il basamento), fatto costruire dal faraone Ramesse II. Dalla piazza tre strade (il Tridente) penetrano nella città: Via del Babuino, a sinistra, porta a Piazza di Spagna, a destra Via di Ripetta a Piazza Navona ed al Pantheon, mentre al centro inizia la principale strada di Roma, Via del Corso, con i suoi molti negozi.

rotonda

Piazza della Rotonda

Piazza della Rotonda, nota anche come piazza del Pantheon, è una piazza pedonale situata tra via della Rotonda e via del Pantheon a Roma, nei rioni Colonna, Sant'Eustachio e Pigna. Dominata dalla presenza del Pantheon, il toponimo deriva dal nome popolare dato dai romani al grande monumento giunto intatto dall'antica Roma: la Rotonna. Al centro della piazza si trova una fontana rinascimentale progettata intorno al 1575 da Giacomo Della Porta, nel luogo che dai tempi di papa Eugenio IV (prima metà del XV secolo) era occupato da una conca di porfido e due leoni in pietra. Nel XVIII secolo la fontana fu modificata dal progetto di Filippo Barigioni e sormontata dal cosiddetto "obelisco macuteo", un piccolo monolite dell'epoca di Ramses II ritrovato nel XIV secolo in piazza San Macuto. La piazza venne usata sino al 1847, nonostante i ripetuti divieti delle autorità pontificie, come mercato del pesce e degli ortaggi.

minerva

Piazza della Minerva

Piazza della Minerva è una piazza del centro storico di Roma, nel rione Pigna, situata in prossimità del Pantheon. Il nome della piazza deriva dall'originaria esistenza in questo luogo di un tempio fatto erigere da Gneo Pompeo Magno e dedicato appunto a Minerva Calcidica, la cui statua cultuale si trova ora in Vaticano. La basilica di Santa Maria sopra Minerva, baricentro dell'intera piazza, era già citata nell'VIII secolo dall'Anonimo di Einsiedeln col nome di (ecclesia) "S. Mariae in Minervio". A destra della facciata sono murate varie lapidi che commemorano l'altezza raggiunta dalle alluvioni del Tevere tra il 1422 e il 1598: la zona è infatti tra le più basse di Roma, e una volta che il fiume aveva straripato ci voleva un bel po' di tempo perché si asciugasse. Un vasto convento, la casa "professa" sorta accanto alla chiesa quando questa divenne sede dei Domenicani fra il 1266 e il 1275, si estese nel tempo fino a via del Seminario e a San Macuto, nello spazio anticamente occupato da tre templi romani: oltre al citato Minervium, l’Iseum dedicato a Iside, e il Serapeum dedicato a Serapide. Del convento, divenuto nel XVII secolo sede dell'Inquisizione romana o Sant'Uffizio (vi fu celebrato nel 1633 il processo a Galileo Galilei e pronunciata la sua abiura), rimane oggi ai Domenicani poco più del chiostro (peraltro largamente rifatto): espropriato dallo Stato unitario, divenne nel 1870 sede del Ministero della Pubblica Istruzione e poi del Ministero delle Poste e delle Telecomunicazioni. Vi si trova, oggi, la Biblioteca del Senato, dedicata a Giovanni Spadolini. Al centro della piazza, sta dal 1667 l'obelisco della Minerva posizionato sulla groppa di un piccolo elefante marmoreo scolpito dal Bernini che volta le spalle al convento dell'Inquisizione. L'obelisco, proveniente dall'Iseum, fu riportato alla luce durante degli scavi effettuati nel chiostro. L'elefante è noto come "il pulcin della Minerva", ma il nome è una derivazione di "porcino" nel senso di "maiale", giacché la fantasia del popolo romano, poco ispirata dagli elefanti, ne aveva fatto già dall'inizio un maiale. A destra della chiesa sta il settecentesco Palazzo Fonseca, sede dal 1832 di uno degli alberghi storici di Roma, il Minerva, oggi Grand Hotel de la Minerve, che ebbe ospiti famosi come, tra gli altri, Stendhal e José de San Martín, ricordati da apposite lapidi sulla facciata. Di fronte alla chiesa si trova la sede della Pontificia Accademia Ecclesiastica (già Accademia dei nobili ecclesiastici). Il palazzo è di origine cinquecentesca ma completamente rifatto nel 1878. È sede della scuola diplomatica della Santa Sede, nella quale si preparano i futuri legati pontifici.

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Piazza Venezia

Piazza Venezia è situata ai piedi del Campidoglio, dove si incrociano cinque fra le più importanti strade della capitale: via dei Fori Imperiali, via del Corso, l'asse via C. Battisti-via Nazionale, l'asse via del Plebiscito-corso Vittorio e via del Teatro di Marcello. La piazza è dominata dall'Altare della Patria, uno dei simboli patri italiani; tre palazzi monumentali la circondano negli altri lati. Il più antico è il quattrocentesco palazzo Venezia, che dà il nome alla piazza e che è sede dell'omonimo museo nazionale. Gli altri palazzi sono il secentesco palazzo Bonaparte e il palazzo delle Assicurazioni Generali, costruito nei primi anni del Novecento. Su piazza Venezia si incontrano i confini di tre rioni: ad ovest di essa si estende il rione Pigna, ad est il rione Trevi e a sud il rione Campitelli. Le cinque importanti strade che si dipartono da piazza Venezia ne fanno un nodo fondamentale del tessuto urbano. La più antica è la centralissima via del Corso, che collega la piazza con la zona settentrionale della capitale. Il tracciato di via del Corso risale al 220 avanti Cristo, ricalcando quello del tratto urbano della Via Flaminia, una delle più importanti vie consolari. Nel periodo post-unitario furono tracciate due nuove strade convergenti sulla piazza. Nel 1879 fu aperta Via Nazionale[1], per collegare il centro con la zona della Stazione Termini e con i quartieri orientali della città; l'asse di via Nazionale raggiunge la piazza attraverso via Cesare Battisti. Nello stesso periodo fu aperto anche corso Vittorio, che conduce verso il Vaticano e i quartieri nord-occidentali; questo corso raggiunge la piazza attraverso la breve via del Plebiscito. Nel ventennio fascista furono aperte altre due strade di grande comunicazione urbana, con inizio da piazza Venezia. Via del Teatro di Marcello, aperta nel 1927, collega la piazza con il Tevere e costituiva il primo tratto della via del Mare, diretta verso i quartieri sud-occidentali, l'EUR e il litorale di Ostia. Nel 1933 fu aperta Via dell'Impero, oggi Via dei Fori Imperiali, diretta verso il Colosseo, il Laterano e i quartieri sud-orientali. Con l'apertura delle nuove quattro strade, piazza Venezia si trovò ad assumere l'attuale ruolo di ganglio delle comunicazioni tra le varie parti della capitale.

Altre piazze

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Piazza della Madonna dei Monti

Piazza della Madonna dei Monti si estende tra via dei Serpenti e via degli Zingari e prende il nome dalla chiesa di Santa Maria ai Monti che qui si affaccia con il suo fianco sinistro. La piazza è dominata dalla bella Fontana dei Catecumeni, commissionata da papa Sisto V Peretti a Giacomo Della Porta nel 1588 ed eseguita dallo scalpellino Battista Rusconi. Il disegno semplice, una vasca di forma ottagonale entro cui si elevano due catini sovrapposti, e il materiale non prezioso, il travertino, confermano l’uso popolare e intensivo a cui la fontana, collocata in una piazza adibita allora a mercato, era fin dall’origine destinata. Sulla vasca si alternano gli stemmi di Sisto V e del Popolo Romano, a dimostrazione che fu eseguita anche con il contributo dell'amministrazione civica. La fontana, che trae il suo soprannome dal Collegio dei Neofiti e Catecumeni costruito nel 1635 accanto alla chiesa della Madonna dei Monti, fu rimaneggiata nel 1680 sotto papa Innocenzo XI e nuovamente nel 1880, come attestano due iscrizioni poste sulle specchiature della vasca. Oggi la piazza è animata da turisti e romani che si ritrovano specialmente la sera per un aperitivo o una cena nel quartiere. Sulla piazza si affaccia anche la chiesa dedicata ai Santi Sergio e Bacco, ufficiali dell'esercito romano e martiri per la fede in Siria nel 303. La chiesa, di origini molto antiche, fu ampiamente restaurata da Urbano VIII e affidata inizialmente ai Minimi di San Francesco da Paola, ai quali subentrarono poi i monaci ruteni di San Basilio che tuttora la posseggono.

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Piazza Testaccio

La piazza, prima conosciuta come piazza Mastro Giorgio, nacque per volontà popolare intorno al 1900, per frenare l'urbanizzazione a tappeto della zona. Il Comitato per il miglioramento economico e morale di Testaccio, costituitosi nel 1905 come espressione costruttiva dei disagi degli abitanti del quartiere e portavoce presso le autorità, ottenne nello stesso anno l'assegnazione di un lotto sterrato e inedificabile su cui fu creata la piazza. Per molti anni, piazza Testaccio è stata cuore commerciale del rione e sede di uno degli storici mercati rionali della Capitale, che oggi si trova a via Galvani. Nel 1926, nel centro della piazza del popoloso quartiere operaio venne collocata la Fontana delle Anfore, realizzata da Pietro Lombardi. Ben presto, però, a causa di problemi legati al cedimento del terreno sottostante, l'amministrazione capitolina decise di effettuare dei lavori di consolidamento e, nel 1935, per preservarla, la fece trasferire in piazza dell'Emporio. Nel 2015, in seguito al completo restyling della piazza con una nuova pavimentazione e nuovi arredi urbani che hanno reso fruibile lo spazio per i cittadini, la fontana è stata riportata nella sua collocazione originaria.

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Piazzale Garibaldi

Grande piazza sulla sommità del colle Gianicolo, dominata dal monumento equestre raffigurante Garibaldi situata al centro della stessa, che offre belle vedute panoramiche della città sia sul lato del Vaticano che su quello del foro romano. Sotto la terrazza panoramica si può vedere il piccolo piazzale con rotaie dove, ogni giorno a mezzogiorno, viene sparato il colpo di cannone.

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Piazza dei Cavalieri di Malta

La piazza dei Cavalieri di Malta, o piazza Cavalieri di Malta, è una piazza sita tra via di Santa Sabina e via di Porta Lavernale, a Roma, nel rione Ripa. Sita sulla sommità del colle Aventino, trae il proprio nome dal fatto di costituire l'accesso alla sede del Sovrano militare ordine di Malta, cioè alla villa del Priorato di Malta. La piazza, come tutto il complesso residenziale costituito dalla villa stessa e dalla chiesa palatina, la chiesa di Santa Maria del Priorato, è stata progettata nel 1765 da Giovan Battista Piranesi, che ha utilizzato motivi di trofei militari misti agli stemmi dell'Ordine. Le sue dimensioni e l'impostazione alludono all'armilustrium, la festa che si teneva in onore di Marte in ottobre, per purificare l'esercito romano prima di acquartierarlo per l'inverno, quando i soldati, dopo la parata al circo Massimo, salivano in processione sull'Aventino per sacrificare al dio.

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Piazza San Simeone

Questa piazza prende il nome dalla chiesa dedicata a S.Simeone, della quale oggi resta soltanto la facciata e che si affaccia sull’adiacente piazza Lancellotti. Piazza di S.Simeone è dominata dal maestoso Palazzo Lancellotti (nella foto in alto sotto il titolo, alle spalle della fontana) fatto costruire dal cardinale Scipione Lancellotti ai primi del Cinquecento su progetto di Francesco Capriani da Volterra, terminato dal Maderno ed arricchito con un maestoso portale dal Domenichino. L’edificio a due piani si sviluppa su tre facciate di identica struttura: al pianterreno nove finestre architravate che inquadrano il portale riccamente decorato ed impreziosito da due colonne che sorreggono il balcone con balaustra. Degno di nota l’aneddoto legato proprio al portale: questo venne chiuso il 20 settembre 1870 dal principe Lancellotti per protesta contro “l’aggressione italiana agli Stati Pontifici” e per questo sulle colonne del portale qualcuno stampigliò in rosso V.V.E. (Viva Vittorio Emanuele), ancora oggi ben visibili.

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Piazza Mattei

Nel cuore della Roma rinascimentale, e all’interno del quartiere ebraico di Roma, questa piccola piazza è circondata da palazzi nobiliari. Vi si affacciano: Palazzo Costaguti, il cui interno presenta soffitti affrescati splendidamente dal Guercino, dal Domenichino, dal Lanfranco ed altri; le basse facciate disadorne dei due più antichi palazzi Mattei costruiti l'uno, alla fine del Quattrocento, l'altro nella prima metà del Cinquecento, probabilmente da Nanni di Baccio Bigio per i figli di Mattei. Al centro della piccola piazza si trova una delle più belle fontane di Roma: la Fontana delle Tartarughe, realizzata nella seconda metà del Cinquecento su disegno di Giacomo Della Porta e con sculture di bronzo di Taddeo Landini. Al centro della vasca a livello del terreno, un basamento decorato sostiene quattro conchiglioni in marmo africano che ricevono acqua da delfini sui quali poggiano il piede altrettanti efebi in atto di spingere quattro tartarughe verso il bordo del catino in marmo. Le tartarughe, aggiunte probabilmente da Gian Lorenzo Bernini nel 1658 in seguito al restauro effettuato sulla fontana al tempo di papa Alessandro VII Chigi (1655-1667), furono oggetto di ripetuti furti come nel 1906, nel 1944 e, recentemente, nel 1981. Le tartarughe attualmente visibili sono copie degli originali conservati, in numero di tre esemplari superstiti, nei Musei Capitolini.

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