BASILICA DI SAN PIETRO

Simbolo e cuore del cristianesimo

La basilica di San Pietro in Vaticano, ufficialmente papale basilica maggiore di San Pietro in Vaticano, è una basilica cattolica della Città del Vaticano; simbolo dello Stato del Vaticano, cui fa da coronamento la monumentale piazza San Pietro.

È la più grande delle quattro basiliche papali di Roma ed è spesso descritta come la più grande chiesa del mondo sia per le sue dimensioni sia, metaforicamente, per la sua importanza come centro del cattolicesimo. Non è tuttavia la chiesa cattedrale della diocesi romana poiché tale titolo spetta alla basilica di San Giovanni in Laterano, che è anche la prima per dignità essendo Madre e Capo di tutte le Chiese dell’Urbe e del Mondo.

In quanto Cappella pontificia, posta in adiacenza del Palazzo Apostolico, la basilica di San Pietro è la sede delle principali manifestazioni del culto cattolico ed è perciò in solenne funzione in occasione delle principali celebrazioni papali. Sotto il pontificato di Pio IX ospitò le sedute del Concilio Vaticano I e sotto papa Giovanni XXIII e Paolo VI quelle del Concilio Vaticano II.

Oltre alla sua importanza liturgica, per via della sua storia millenaria, le maestranze coinvolte, l’eccezionale qualità tecnica e artistica, nonché l’enorme e duratura influenza esercitata sull’architettura successiva, la basilica di San Pietro è ampiamente considerata uno dei capolavori assoluti e uno degli esiti più importanti della storia dell’architettura, ed è inclusa all’interno del Patrimonio dell’umanità UNESCO denominato Città del Vaticano e istituito nel 1984.

Storia

Durante la grande persecuzione contro i cristiani di Nerone del 64 d.C., che ebbe come scenario il circo di Caligola, subì il martirio anche San Pietro, crocifisso e deposto, come si legge nel Liber Pontificalis (I,118): via Aurelia […] iuxta palatium Neronianum, in Vaticanum (in Vaticano, sulla via Aurelia di fronte al palazzo di Nerone). Fra le testimonianze che identificano il luogo del martirio, un passo di Eusebio da Cesarea (IV secolo) cita una lettera scritta da Gaio a Proclo in cui il presbitero invita l’amico a venire a Roma : “al Vaticano e sulla via Ostiense, tu troverai i trofei di coloro che fondarono questa Chiesa“. Proprio per l’importanza di questa testimonianza, l’edicola del II secolo, rinvenuta durante gli scavi nella Necropoli vaticana a protezione della sepoltura di San Pietro, è stata chiamata “Trofeo di Gaio”. In seguito al proclama da parte dell’imperatore Costantino dell’Editto di Milano (313 d.C.), i cristiani ebbero la facoltà di costruire i loro edifici di culto: fu proprio Costantino che diede avvio nel 324 alla costruzione della Basilica che doveva inglobare il “Trofeo di Gaio” e fare della tomba di Pietro il fulcro della struttura. Consacrata nel 329, la grande Basilica si presentava come un edificio a pianta longitudinale a cinque navate e transetto. All’esterno una scalinata conduceva al quadriportico antistante la Basilica, noto anche come Paradiso, al cui centro si trovava una fontana per le abluzioni dei catecumeni identificata con la grande pigna di bronzo, ricordata anche da Dante nella Divina Commedia (“la faccia sua mi parea lunga e grossa / come la pina di San Pietro a Roma” Inf. XXXI 58-60) e oggi collocata nell’omonimo Cortile dei Musei Vaticani.

Fu in questa Basilica che, nella notte di Natale dell’anno 800, Carlo Magno, re dei Franchi, fu incoronato imperatore del Sacro Romano Impero; era in questa Basilica che fino agli inizi del 1300 affluivano masse di pellegrini provenienti a piedi da tutta l’Europa per venerare la tomba del “Principe degli Apostoli”.

Con l’abbandono di Roma durante lo scisma avignonese (1309-1377), la basilica, che già aveva più di mille anni, cominciò ad avere sempre maggiori problemi statici e di conservazione. Non ci sono molte notizie sull’argomento, ma si è certi che il papa Niccolò V a metà del 1400 aveva fatto redigere all’architetto Bernardo Rossellino un progetto che prevedeva un nuovo coro, al di fuori dell’abside costantiniana: esso venne costruito parzialmente per un’altezza di circa un metro e mezzo.

Agli inizi del 1500 la scelta se restaurare o ricostruire completamente San Pietro si presentava sempre più pressante, tanto che il nuovo papa Giulio II, eletto nell’ottobre del 1503, decise nel 1505 di affidare l’incarico a Donato Bramante, uno dei maggiori architetti del tempo, che si trovava già a Roma: egli sarà soprannominato per questa impresa “Maestro Ruinante”. Molti sono i suoi disegni conservati agli Uffizi di Firenze. Tutti hanno però una caratteristica in comune: quella di proporre una pianta quadrata entro cui è inserita una croce greca con quattro absidi sporgenti; il quadrato che nello spazio diventa un cubo, è coperto al centro da una cupola emisferica. Come è stato osservato (A. Bruschi, 1984), l’insieme si ispira ad una precisa simbologia, “schematizzabile – secondo un’antica tradizione viva soprattutto in ambiente bizantino – in un cubo (la terra) espanso in quattro braccia (le quattro parti del mondo) e sormontato da una cupola (il cielo)“.

Il 18 aprile del 1506 si diede avvio con una grande cerimonia alla costruzione del primo pilone; l’anno successivo si procedette alla gettata delle fondamenta delle altre tre strutture di sostegno. Ma le morti di Giulio II (1513) e di Bramante (1514) arrestarono la costruzione che era giunta alla sommità dei quattro pilastri.

Altri progetti furono elaborati nel corso dei 40 anni successivi, dibattendosi animatamente se il nuovo San Pietro dovesse avere una pianta centrale, cara non soltanto a Bramante ma in generale a tutti gli architetti del Rinascimento, oppure longitudinale e quindi a croce latina, più rispondente alla tradizione ecclesiastica e allo stesso tempo più idonea a coprire tutta l’area sacra dell’antica Basilica costantiniana. Con il vincolo dei quattro piloni centrali oramai costruiti, Raffaello (1514) e Antonio da Sangallo il Giovane (1538) proposero una pianta longitudinale, Baldassarre Peruzzi (1520) una pianta centrale.

Nel 1547 infine Michelangelo fu incaricato dal papa Paolo III di redigere un nuovo progetto. Egli ritornò alla pianta centrale bramantesca, rendendo però più spessi sia i pilastri che il muro perimetrale, e scavando altresì la muratura per ottenere nicchie e sporgenze. Il suo progetto prevedeva una grande cupola che doveva coprire l’area centrale, nella quale era anche posizionato l’altare papale. La costruzione fu finalmente realizzata, ad eccezione della cupola, e dopo la morte del Maestro, avvenuta nel 1564, toccò al suo allievo Giacomo Della Porta portare a termine la grande impresa, non senza qualche modifica come il rialzo della curvatura della calotta.

Il dilemma della scelta fra pianta centrale e pianta longitudinale non era ancora definitivamente risolto. Il Concilio di Trento, conclusosi nel 1563, raccomandava nelle chiese l’uso della struttura longitudinale. Per questo motivo venne dato incarico all’architetto Carlo Maderno di allungare quanto già realizzato da Michelangelo: egli lo fece aggiungendo due campate e trasformando così San Pietro in chiesa con pianta a croce latina. E Maderno fu anche l’autore della facciata in stile “classico”, realizzata dal 1607 al 1612: essa ebbe però il difetto di nascondere e allontanare visivamente la cupola di Michelangelo. L’antistante piazza del Bernini sarà tutta tesa a dare soluzione al problema del riavvicinamento della grande struttura all’osservatore.

La Basilica

La scomparsa della Basilica costantiniana fu progressiva. Dalla prima decisione di Niccolò V Parentucelli di ingrandire e restaurare l’antica Basilica, affidandone l’incarico al Rossellino nella seconda metà del Quattrocento, al completamento del nuovo edificio, con lo scoprimento della facciata (1612), trascorsero poco più di 150 anni. Un periodo di tempo certamente assai lungo se si considerano gli anni trascorsi ma assolutamente comprensibile se si pensa all’immensa mole di lavoro e ai continui cambiamenti sopravvenuti in campo progettuale. Studiare la genesi della Basilica di San Pietro equivale a conoscere la storia dell’evoluzione del pensiero e dell’arte nelle diverse epoche storiche.

Negli oltre centocinquanta anni necessari a portare a compimento i lavori della Basilica si alternarono alla direzione della “Fabbrica di San Pietro” i più famosi artisti dell’epoca: da Raffaello Sanzio, che intorno al 1514 scelse di trasformare l’impianto a croce greca dell’edificio bramantesco in una croce latina, ad Antonio da Sangallo il Giovane e a Michelangelo, che, sotto il pontificato di Paolo III, oltre a decidere di recuperare il progetto a croce greca originale, disegnò la cupola di cui seguì personalmente la realizzazione fino alla morte nel 1564.

Nei circa trenta anni che seguirono, la “Fabbrica di San Pietro” venne affidata prima alla direzione del Vignola e poi a quella degli architetti Giacomo Della Porta e Domenico Fontana a cui si deve ascrivere il merito di aver portato a compimento intorno al 1588 il progetto michelangiolesco della cupola. La Basilica di San Pietro raggiunse l’attuale aspetto grazie all’intervento di Carlo Maderno, che ritornò all’impianto basilicale a croce latina e definì l’aspetto scenografico della facciata.

I lavori sulla Basilica si conclusero con la consacrazione solenne sotto il pontificato di Urbano VIII nel 1626, ma solamente fra il 1656 ed il 1667, per volere di Alessandro VII, Bernini progettò e realizzò il grande portico colonnato di piazza San Pietro con al centro l’obelisco del I secolo a.C. Originariamente posto al centro della spina del circo di Caligola dove fu martirizzato San Pietro, fu trasportato nell’attuale posizione nel 1585 da Domenico Fontana per ordine di papa Sisto V.

La Basilica di San Pietro, in grado di accogliere 20.000 fedeli, è lunga circa 190 metri, la larghezza delle tre navate è di 58 metri, la navata centrale è alta sino al culmine della volta 45,50 metri, la cupola raggiunge i 136 metri circa di altezza sino alla croce; gli interni, caratterizzati dalle vastissime decorazioni a mosaico, sono lo scrigno prezioso per alcune delle più celebri opere d’arte al mondo, quali ad esempio il Baldacchino del Bernini e la statua della Pietà di Michelangelo.

Interno

L’atrio (corrispondente all’antico portico delle basiliche paleocristiane) è considerato uno dei lavori più pregevoli di Carlo Maderno e fu realizzato fra il 1608 e il 1612.

Il portale centrale, opera dello scultore fiorentino Antonio Averulino detto il Filarete, è datato 1455 e fu ricollocato qui dall’antica chiesa costantiniana: vi sono rappresentati, tra gli altri, San Pietro e San Paolo, e in basso, i loro martiri.

A destra è la Porta Santa, realizzata in bronzo dallo scultore Vico Consorti nel 1950: essa si apre e si chiude alla presenza del Papa durante ogni Giubileo. Sul fondo nel vestibolo sinistro si trova il monumento equestre di Carlo Magno, opera di Agostino Cornacchini (1725), nel vestibolo destro si trova invece la statua dell’imperatore Costantino a cavallo, eseguita dal Bernini nel 1670.

La struttura a croce latina dell’interno si deve all’intervento del Maderno che a partire dagli inizi del 1600 portò a termine la costruzione della Basilica e realizzò le tre campate della navata centrale e le due navate laterali, formando un insieme unitario con il nucleo michelangiolesco dell’ottagono centrale. È uno spazio grandioso, immenso, decorato con una grande quantità di stucchi, mosaici e statue dall’impronta prettamente barocca, nel quale il visitatore prova quasi un senso di smarrimento; occorre forse fermarsi qualche momento per abituarsi alla sua dimensione che si può focalizzare confrontando l’altezza delle persone con quella delle “acquasantiere” e dei putti che le sostengono.

La chiesa è lunga 187 metri, larga a livello delle navate laterali 58 metri e 140 metri a livello del transetto; l’altezza massima della volta nella navata centrale è di 46 metri (come un palazzo di 15 piani!).

Per la visita si consiglia di percorrere lo spazio centrale fino al punto in cui sul pavimento sono segnate le lunghezze delle più grandi chiese del mondo; poi di tornare alla navata laterale vicino alla porta d’ingresso.

La navata centrale è scandita da poderosi pilastri con alte lesene scanalate e rudentate (=la parte inferiore delle scanalature è piena), entro le quali si aprono nicchie contenenti 39 figure di Santi fondatori degli Ordini e Congregazioni religiose; il soffitto è decorato con stucchi dorati eseguiti nel 1780 sotto Pio VI.

Nella navata di destra, guardando l’altare, numerose sono le opere di grande valore artistico e religioso insieme. Nella prima cappella, protetta da uno spesso cristallo, è la Pietà, capolavoro giovanile di Michelangelo, eseguita nel 1499 quando l’artista aveva appena 24 anni: la Madonna con il volto giovanile e dolcissimo, quasi rassegnata di fronte al destino, tiene in grembo il Cristo morto, dal corpo mollemente abbandonato; l’articolato panneggio della veste e del velo lasciano tuttavia trasparire una straordinaria forza, che è fisica e morale insieme, cui si contrappongono i raffinati lineamenti del volto ancora tutto quattrocentesco; l’opera è l’unica firmata dall’artista sulla cintura.

Segue poi la Cappella del Santissimo Sacramento, sul cui altare si trova un ciborio ispirato al tempietto di San Pietro in Montorio del Bramante, sul colle del Gianicolo. Questa scultura in bronzo dorato fu eseguita dal Bernini nel 1674 e venne più tardi completata con due angeli inginocchiati. Al termine della navata destra è da segnalare il monumento funebre a Gregorio XIII (1572-1585), opera che lo scultore Camillo Rusconi terminò nel 1723, con le figure allegoriche della Religione e della Fortezza ed un drago, simbolo araldico della famiglia, al di sotto del sarcofago.

Ritornando alla navata centrale s’incontrerà la famosa statua di San Pietro benedicente, opera in bronzo attribuita quasi concordemente dalla critica allo scultore Arnolfo di Cambio (1245-1302); alcuni studiosi sostengono invece che essa risalga al V secolo. Da notare il piede consumato dal bacio dei fedeli, che esprimono in questo modo la loro devozione nei confronti del Santo.

L’incrocio tra la navata longitudinale ed il transetto è segnato da quattro possenti pilastri a pianta quadrata. Nelle facce interne dei pilastri sono scavate nicchie che accolgono quattro colossali statue, personificazioni di altrettanti momenti cruciali della passione di Cristo: San Longino, il soldato che con la lancia aprì il costato a Gesù e successivamente si convertì al Cristianesimo, opera di Bernini del 1638; Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, che portò a Roma la croce e i chiodi del martirio; Santa Veronica, che con un drappo avrebbe asciugato il volto di Cristo sulla strada del Calvario, ed infine Sant’Andrea, fratello di Pietro, crocifisso in Grecia. Queste ultime tre statue sono di scuola berniniana.

Al centro della chiesa l’altare papale è sovrastato dal famoso Baldacchino bronzeo, opera giovanile del Bernini, eseguita tra il 1624 e il 1632. Alto 29 metri, venne commissionato dal papa Urbano VIII Barberini (1623-1644) per riempire il “vuoto” al di sotto della cupola creando così un moto ascensionale verso l’alto. Per la sua fusione si utilizzarono formelle bronzee che ornavano il soffitto del pronao del Pantheon, da cui il famoso detto quod non fecerunt barbari fecerunt Barberini (quello che non fecero i barbari, fecero i Barberini). Il Baldacchino è composto da quattro colossali colonne tortili ornate con scanalature a spirali, rami di olivo e di alloro, e capitello composito; la copertura, con volute e statue angolari di straordinaria eleganza, culmina con una sfera di bronzo dorato. Da notare le nappe con le api (stemma araldico dei Barberini che stava ad indicare la loro operosità), che sembrano quasi simulare l’effetto del vento sul Baldacchino dopo un trasporto effettuato di corsa. All’interno è una colomba dorata, simbolo dello Spirito Santo.

A livello sottostante si trova la “tomba di San Pietro“, nella quale, secondo la tradizione, sono conservati i resti dell’Apostolo: ciò lo ha reso uno dei luoghi più venerati dai cristiani e ne ha fatto il sito prescelto per edificare il massimo tempio della Cristianità. Recenti indagini archeologiche sembrano confermare la veridicità della tradizione.

Sopra il Baldacchino si erge maestosa la cupola, la cui decorazione interna fu eseguita su cartoni di Giuseppe Cesari, detto Cavalier d’Arpino, fra il 1603 e il 1613. L’iscrizione in latino alla base della cupola recita così: “Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e a te darò le chiavi del regno dei cieli“.

Nel transetto di destra si deve segnalare il monumento a Clemente XIII (1758-1769), opera del più grande scultore neoclassico italiano, Antonio Canova. Commissionato nel 1784, è realizzato sul modello dei sepolcri berniniani, con il ritratto del papa al di sopra del sarcofago affiancato da figure allegoriche: si tratta della Religione con la croce in mano e del Genio funerario che spegne la fiaccola della vita; due leoni vegliano a turno sul sepolcro.

L’Altare della Cattedra è uno dei capolavori scultorei del Bernini.

All’interno della grande finestra ovale, chiusa da una lastra di alabastro con raggi che dividono la superficie in dodici settori a simboleggiare gli Apostoli, vi è la colomba dello Spirito Santo. Attorno ad essa si sviluppa una straordinaria nube fatta di angeli e putti che sormontano la Cattedra bronzea di Pietro. In questa è conservato un trono di legno che, secondo la tradizione, sarebbe stato la cattedra del primo apostolo; in realtà si tratta di un dono del re francese Carlo il Calvo fatto al papa nell’875. Affiancano il trono i due padri della Chiesa latina, Sant’Ambrogio e Sant’Agostino, e i due della Chiesa greca, Sant’Atanasio e San Giovanni Crisostomo. L’opera fu terminata nel 1666 sotto il papa Alessandro VII.

Ai lati i monumenti funebri a Paolo III di Guglielmo della Porta (a sinistra), e quello a Urbano VIII del Bernini (a destra).

Altra scultura di grande rilevanza artistica è quella nel transetto di sinistra dedicata ad Alessandro VII, ultima fatica del Bernini, realizzata quando l’artista aveva ottant’anni, su commissione dello stesso pontefice.

Lo scheletro, che appare al di sotto del drappo rosso, e la clessidra stanno a simboleggiare il trascorrere del tempo e l’ineluttabilità della morte.

Nella navata sinistra si segnalano il monumento di Antonio Canova alla famiglia Stuart (1819), dedicato agli ultimi discendenti della valorosa casata inglese, ritratti di profilo al di sotto della mensola.

Il monumento a papa Giovanni XXIII (1958-1963) infine è dello scultore Emilio Greco (1964-1967).

Le Grotte Vaticane

Ricavate al di sotto del piano della chiesa, ma sopraelevate rispetto alla Basilica costantiniana del IV secolo, le Grotte contengono, oltre a cappelle dedicate a diversi santi, tombe di re, regine e papi dal X secolo in poi.

Il luogo più sacro è il sepolcro di Pietro, dove si trova l’edicola, costruita nel IV secolo dall’imperatore Costantino, sulla presunta sepoltura dell’Apostolo di Cristo. In una delle cappelle intorno all’abside si noterà l’affresco del pittore romano trecentesco Pietro Cavallini: si tratta della “Madonna della Bocciata” così chiamata per il gonfiore sul volto, che secondo un’antica leggenda avrebbe sanguinato dopo che un soldato ubriaco, avendo perso al gioco delle bocce, ne avrebbe scagliata una contro l’immagine sacra. In questo luogo sono collocate anche le tombe dei papi Paolo VI (1978) e Giovanni Paolo II (2005).

Il Tesoro di San Pietro

Dopo la Sagrestia comune, ambiente a pianta centrale tardo-settecentesco con colonne di spoglio provenienti dalla Villa Adriana di Tivoli, si ha accesso al Tesoro di San Pietro, dove sono esposti arredi sacri, statue, tiare papali e oggetti di diversa provenienza, spesso doni di re o principi.

Tra le opere da segnalare il monumento funebre a Sisto IV (1471-1484) opera di Antonio del Pollaiolo, artista fiorentino del XV secolo: il sarcofago, che vede rappresentate, attorno al papa, le virtù e le arti liberali, fu eseguito nel 1493 su commissione del cardinale Giuliano della Rovere, futuro papa Giulio II.

La Piazza

Realizzata dal Bernini fra il 1656 e il 1667 sotto papa Alessandro VII (1655-1667), è composta di due parti: un primo spazio trapezoidale, delimitato dai due bracci rettilinei chiusi e convergenti che affiancano il sagrato, ed un secondo spazio di forma ellittica, compreso tra i due emicicli del quadruplice colonnato, perché, come ebbe a dire lo stesso Bernini“essendo la chiesa di San Pietro quasi matrice di tutte le altre doveva avere un portico che per l’appunto dimostrasse di ricevere a braccia aperte maternamente i Cattolici per confermarli nella credenza, gli Heretici per riunirli nella Chiesa e gli Infedeli per illuminarli nella vera fede”.

Il progetto berniniano originario prevedeva un terzo braccio porticato quale elemento di chiusura della piazza, ma la morte di Alessandro VII provocò l’interruzione dei lavori e il terzo braccio fu l’unica parte del progetto a non essere realizzata. Questa soluzione, che avrebbe dovuto chiudere l’intero complesso e separare l’ellisse dal quartiere di Borgo creando l’effetto sorpresa nel pellegrino che si immetteva nella piazza, era in parte recuperata dal tessuto urbano circostante, la cosiddetta “Spina di Borgo“, che “chiudeva” la piazza.

Nel 1950, con l’apertura di via della Conciliazione al posto della Spina di Borgo, fu realizzata una nuova, ampia strada di accesso alla Basilica Vaticana che esalta la visuale maestosa della cupola di San Pietro, ma che ha profondamente alterato l’originario progetto berniniano. Le misure della piazza sono straordinarie: è profonda 320 metri con un diametro centrale di 240 metri ed è circondata da 4 file di 284 colonne e 88 pilastri. La balaustra sopra le colonne è coronata da 140 statue di Santi, alte 3,20 metri, realizzate intorno al 1670 da allievi del Bernini. Ai lati dell’obelisco, spostato al centro della piazza da Domenico Fontana nel 1585, le due grandi fontane del Bernini (1675) e del Maderno (1614). In basso, ai piedi della scalinata, le statue di San Pietro e San Paolo sembrano dare il benvenuto ai fedeli.

Di grande interesse la Scala Regia, che collega la piazza ai Palazzi Vaticani, considerata dallo stesso Bernini “… la meno cattiva cosa ch’egli avesse fatto”. Realizzata tra il 1662 e il 1666, appare ben più lunga dei circa 60 metri reali, grazie ad alcuni accorgimenti prospettici quali il restringimento progressivo della larghezza e la diminuzione della distanza tra le colonne verso il fondo.

Facciata

È opera dell’architetto Carlo Maderno che la portò a termine nel 1614.

Larga 114,69 metri e alta 48 metri, si presenta con un ordine di colonne e lesene corinzie su cui è impostato un imponente cornicione con timpano centrale, coronato da una balaustrata sulla quale si innalzano tredici statue (alte quasi 6 metri) con al centro la statua del Redentore benedicente. Sulla trabeazione una iscrizione ricorda che i lavori furono compiuti sotto papa Paolo V Borghese (1605-1621).

Nell’ordine inferiore si aprono i cinque ingressi all’atrio, sopra i quali sono le nove finestre, tre delle quali con balcone. La finestra centrale è la cosiddetta “Loggia delle Benedizioni“, dalla quale si affaccia il Papa per rivolgere il messaggio augurale con la benedizione apostolica urbi et orbi (alla città e al mondo) subito dopo la propria elezione ed in occasione delle festività di Natale e Pasqua.

Il restauro, terminato nel luglio del 1999, ha consentito il recupero di alcune coloriture o “scialbature” volute dal Maderno, nascoste sotto la patina del tempo.

Cupola

Fu progettata da Michelangelo, il quale dal 1547 si occupò ininterrottamente della Basilica. Alla fine della sua lunga vita (morì a 89 anni nel 1564) la costruzione era giunta fino al tamburo, caratterizzato da colonne binate, fortemente sporgenti, alternate a finestre timpanate.

Quindi la direzione della fabbrica passò a Giacomo Della Porta, allievo di Michelangelo, che innalzò di circa 7 metri la volta della cupola e portò a termine i lavori in soli 22 mesi, nel 1590, durante il pontificato di papa Sisto V.

A doppia calotta, la cupola ha un diametro interno di 42,56 metri ed un’altezza alla sommità della croce di 136,57 metri; la lanterna è alta 17 metri.

Essa è servita da modello nel mondo occidentale per successive realizzazioni: tra le tante, anche se costruite in modo tecnicamente diverso, la cupola di San Paolo a Londra (1675), quella Les Invalides a Parigi (1680-1691) e la neoclassica copertura del Campidoglio di Washington (1794-1817).

Necropoli precostantiniana

Gli scavi condotti intorno al 1940 hanno portato alla luce mausolei di vario tipo del II secolo a.C. che erano ubicati sul lato sud della collina vaticana: si tratta di sepolture pagane con affreschi e ricche decorazioni, poi affiancate da tombe cristiane, alle volte molto povere. Sul fondo della Necropoli un’edicola (Trofeo di Gaio) segna quella che la tradizione e studi approfonditi e recenti indicano come la tomba dell’apostolo Pietro.

Fabbrica di San Pietro

Nel 1523 papa Clemente VII nominò una commissione stabile di sessanta periti alle dirette dipendenze della Santa Sede, con il compito di curare la costruzione e l’amministrazione della Basilica.

Nel 1589 papa Sisto V sottomise la commissione alla giurisdizione del Cardinale Arciprete della Basilica e pochi anni dopo, sotto il pontificato di Clemente VIII (1592-1605), venne sostituita con un apposito organo collegiale, denominato Congregazione della Reverenda Fabbrica di San Pietro, alla quale vennero riversate tutte le attribuzioni fino allora proprie della soppressa commissione. Oltre al Prefetto nella persona del Cardinale Arciprete della Basilica, la Congregazione era costituita da un certo numero di cardinali e prelati. Questo dicastero poteva nominare, nelle province dello Stato della Chiesa, propri delegati, in qualità di commissari della Reverenda Fabbrica, che duravano in carica un anno. Essi esercitavano giurisdizione propria ed erano competenti a giudicare in primo grado cause di ogni valore, contro le cui sentenze si poteva ricorrere in appello davanti alla Congregazione.

Nel 1863, durante il pontificato di Pio IX, vennero sottratti alla Congregazione della Reverenda Fabbrica di San Pietro tutti i poteri in materia contenziosa, che furono deferiti alla Congregazione del Concilio.

Con la riforma del 1908 di Pio X la Congregazione venne ridotta ad occuparsi esclusivamente dell’amministrazione della Fabbrica e nel 1967, in seguito alla riforma generale della Curia Romana attuata da papa Paolo VI, la Congregazione cessò di esistere come tale e venne annoverata tra le Amministrazioni Palatine.

Con la Costituzione Apostolica Pastor Bonus del 1988, papa Giovanni Paolo II stabilì che “la Fabbrica di San Pietro secondo le proprie leggi continuerà ad occuparsi di tutto quanto riguarda la Basilica del Principe degli Apostoli sia per la conservazione e il decoro dell’edificio sia per la disciplina interna dei custodi e dei pellegrini che accedono per visitare il tempio”.

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