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ANY OTHER

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Gli Any Other di Adele Nigro sono un’anomalia. Mentre il gotha odierno dell’indie italiano insiste nel piegare l’etichetta indie ai suoi scopi e al gusto del proprio pubblico, la band di stanza a Milano se ne infischia e prosegue la sua avventura in direzione ostinata e contraria. Una storia bellissima, iniziata nel 2014 con “Silently. Quietly...
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Gli Any Other di Adele Nigro sono un’anomalia. Mentre il gotha odierno dell’indie italiano insiste nel piegare l’etichetta indie ai suoi scopi e al gusto del proprio pubblico, la band di stanza a Milano se ne infischia e prosegue la sua avventura in direzione ostinata e contraria. Una storia bellissima, iniziata nel 2014 con “Silently. Quietly. Going Away”: un disco che grida indie, quello vero, quello con l’America, le chitarre e gli anni 90 nel cuore, ad ogni nota. In effetti è abbastanza difficile associare gli Any Other ad alcun act indipendente nostrano. Per infilare qualche paragone calzante tocca puntare il radar ben oltre i confini nazionali, in direzione delle varie Hop Along, Courtney Barnett o Lucy Dacus; con le quali Adele, Marco e Niccolò (che ha sostituito Erica alla batteria) potrebbero dividere il palco per un tour senza che nessuno storca il naso. Vero è che in Italia gli Any Other non riscuotono il seguito che meriterebbero, i ragazzi vantano però un tour estero vastissimo e fitto – di quelli che a un Calcutta non capiteranno mai.

“Two, Geography” mantiene tutte le promesse dell’ancor acerbo “Silently. Quietly. Going Away”, un po’ addirittura le eccede. Adele è ancora sincera e diretta, talvolta anche sboccata nell’esternare, crude, le sue emozioni, che ora le rotolano giù dalla bocca come una slavina (“Breastbone”) ora le ronzano disordinatamente in testa (“Travelling Hard”). Che qualche affilatura dell’esordio sia stata levigata è però chiaro sin dall’apertura intitolata “A Grade”. E non è di certo perché la cantautrice è cresciuta e ha quindi imparato a misurare i suoi sentimenti, a organizzarli più adultamente. Il cuore, dicevamo, è quello scalmanato di tre anni fa. 
Ad essere maturate sono le sue giovani mani di strumentista e le sue idee musicali. Da questo punto deve averle giovato molto la partecipazione come multistrumentista al tour di Colapesce, che l'ha vista confrontarsi non solo con la solita chitarra, ma anche con il sassofono. È proprio al più caldo degli ottoni che tocca spesso, in “Two, Geography”, il ruolo della culla, confortevole abitacolo dove adagiare tutte le ansie, i nervosismi e le storture chitarristiche (“Walkthrough”, ancora “A Grade”). Onnipresente anche il pianoforte, che puntella sovente le strofe e le vivacizza in combutta con le chitarre acustiche. 
In qualche momento questo sophomore degli Any Other suona quasi bucolico, come quando nell’interludio “Stay Hydrated!” sembra di partecipare al risveglio di una banda di strumenti assonnati, che si accordano sbadigliando e stiracchiandosi. Ma non c’è da preoccuparsi, le increspature non mancano: “Perkins” piazza una bella starnazzata di chitarra elettrica e “Geography” è tutta giocata su un crescendo fegatoso e strozzato.

Adele Nigro ha talento da vendere e, cosa ancora più importante, sembra capace di capitalizzare ogni sua esperienza, i cui insegnamenti vengono mostrati quasi ostentatamente ad ogni nuova uscita degli Any Other. Le auguriamo dunque di far tesoro del lungo tour europeo che la vedrà protagonista a partire dalla prossima settimana e di tornare presto in studio, finalmente capace di suonare solo e unicamente come se stessa.

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